Good-bye John, Peter e Paul; hello Mohammed. Dall´anagrafe del Regno Unito esce un sorpasso storico: il nome più comune per i bambini britannici di sesso maschile è l´equivalente inglese di Maometto. Nelle sue varie versioni, che dipendono dal modo in cui un musulmano traduce il nome dall´arabo, Mohammed o Muhammad o Mohammad è stato impartito a 5991 figli maschi nel corso del 2006, finendo al secondo posto nella graduatoria dei nomi più diffusi, alle spalle di Jack, che è ancora primo con 6928 preferenze, e davanti a Thomas, Joshua, Oliver, Harry, James, William, Samuel e Daniel, per fermarsi ai primi dieci. Ma siccome l´anno scorso il nome Mohammed è cresciuto del 12 per cento rispetto al 2005, si prevede che l´anno prossimo avrà superato anche Jack, diventando in assoluto il primo nome per i bambini della Gran Bretagna. Come un´auto che ha messo fuori la freccia, insomma, Maometto vola nella corsia di sorpasso e sta per arrivare in testa a tutti.
Può sembrare una statistica ingannevole: i musulmani britannici sono soltanto un milione e mezzo (due milioni contando quelli residenti illegali o temporaneamente), mentre la popolazione totale del Regno Unito ammonta a sessanta milioni di persone. Come è possibile, dunque, che vi siano più Maometti di Jack o Thomas?
La spiegazione è duplice. Da un lato, i genitori seguaci di altre religioni oppure laici scelgono evidentemente tra un´ampia rosa di nomi quelli da impartire ai propri maschietti, mentre i seguaci della religione musulmana prediligono il nome Mohammed, per l´evidente desiderio di chiamare i figli maschi come il Profeta dell´Islam: cosicché, pur essendo una minoranza etnica in Gran Bretagna, concentrando le preferenze su Maometto ottengono il primo (o per adesso il secondo) posto nella classifica dei nomi.
Nel fare ciò sono favoriti da un fatto: in genere, i musulmani ricevono due nomi alla nascita. Il primo, Mohammed, è un omaggio al Profeta; il secondo diventa il nome che verrà usato comunemente in famiglia per chiamare il bambino. Una seconda ragione del predominio dei Maometti è che i musulmani sono, qui come altrove, più prolifici di cristiani, ebrei o atei: nel Regno Unito hanno un tasso di nascita tre volte più alto rispetto a tutti i non-musulmani. In breve, significa che fanno più bambini: per cui, anche se sono pochi, nelle loro case nascono molto figli.
Quanto alle differenze di spelling, dipendono dalla traslitterazione del suono di Maometto dall´arabo all´inglese: un musulmano non arabo, scriveva ieri il Times commentando la notizia, farà finire il nome in -ed, per cui Mohammed; un musulmano arabo utilizzerà il finale in -ad, scrivendo Mohammad.
«I genitori che chiamano in questo modo un figlio credono che il nome avrà un effetto sulla personalità del bambino e sulle sue future caratteristiche», afferma il mufti Abdul Barkatullah, un ex imam della moschea di Finchley road, un centro di radicalismo islamico nel nord-ovest di Londra. «Impartendogli il nome Mohammed dicono che il figlio sarà bravo e buono. Anche se non conoscono la storia del Profeta e non sono fedeli praticanti, hanno piacere di associare il bambino a Maometto».
Al di là delle spiegazioni concrete, il sorpasso ha un significato simbolico: sottolinea la crescita nel suo complesso della comunità musulmana in Gran Bretagna, segnala che questo è diventato davvero un paese multiculturale, allontana ancora di più l´immagine della Old England con bombetta, gessato ed ombrello. Un tempo i nomi più diffusi, qui come del resto altrove, erano quelli degli apostoli cristiani John, Peter e Paul che ora sono addirittura scomparsi dalla graduatoria dei venti nomi più usati.
Enrico Franceschini

Enrico Franceschini

Enrico Franceschini (Bologna, 1956), giornalista e scrittore, è da più di trent'anni corrispondente dall’estero per “la Repubblica”, per cui ha ricoperto le sedi di New York, Washington, Mosca, Gerusalemme e attualmente Londra. Nel 1994 ha ricevuto il Premio Europa per le sue corrispondenze sul golpe di Mosca. Per Feltrinelli ha pubblicato La donna della Piazza Rossa (1994), Russia. Istruzioni per l’uso (1998), Fuori stagione (2006), Avevo vent’anni. Storia di un collettivo studentesco. 1977-2007 (2007), Voglio l’America (2009), L’uomo della Città Vecchia (2013) e Scoop (2017).

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