Si moltiplicano le reazioni indignate, e le messe di riparazione, provocate da manifestazioni artistiche "blasfeme". A Bologna il vescovo Caffarra ha aggiunto le sue rispettabili lacrime di esecrazione a quelle di una Madonna di dubbio gusto a cui era intitolata una mostra di quartiere. A Venezia il patriarca Scola chiede di censurare un balletto della Biennale su Gesù. E in entrambi i casi esponenti politici di destra levano le loro voci contro l’"arte degenerata".
Dalle voci locali risulta che il caso bolognese sia effettivamente un caso di "mala arte", e quello veneziano invece no. Ma non è questo il punto. Il punto è dover constatare, una volta di più, quanto la suscettibilità confessionale sia differente dalle altre suscettibilità. Una buona metà degli spettacoli (specie televisivi) che mi capita di incrociare mi paiono "osceni", e confliggono duramente con la mia sensibilità e il mio orientamento etico. Un esempio per tutti, l’overdose di violenza, di torture e di assassinii presenti nella normale programmazione "per famiglie". Pure, non mi sogno neanche di invocare la censura o indire riti di pentimento e di esorcismo. So che la mia sensibilità è parziale, né mi sogno di considerarla intangibile e valida per tutti. Non così, in questo momento storico e in questo paese, si comportano le frange più rigide e intolleranti della comunità cattolica, che chiedono censure, soppressioni e oscuramenti ad ogni pie’ sospinto. Una dimostrazione di fragilità spacciata per "primato morale".

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