Come ampiamente previsto Fabrizio Corona, il suo chignon, le sue lenti a specchio e i suoi quattrini facili sono diventati un’icona italiana. "L’Italia vuole questo", dice scendendo e salendo dalla Porsche bianca della flottiglia di Lele Mora. E firma autografi, e dispensa saluti alla piccola folla di aspiranti fichetti e fichette che vedono in lui il lider maximo del Terzo Boom: il primo fu quello della fabbrica, il secondo quello della Borsa, questo qui punta tutto sul rutilante mondo del bordo-piscina.
Molto invitato da radioline e radiolone private, futuro protagonista dei palinsesti (potete giurarci), ha davanti a sé un futuro luminoso: dice di avere contratti "per un milione e mezzo di euro", e certamente sa già come investire il suo tesoretto privato (al netto delle tasse, speriamo). Una cosa, però, gli andrebbe detta più spesso, e siccome quasi nessuno gliela dice, mi prendo la briga di dirgliela io: non tutta l’Italia "vuole questo", non tutta lo invidia, non tutta si compiace delle sue gesta. Un sacco di persone considerano quel mondo, sia detto con cordiale liberalità, un mondo miserabile e ridicolo. Da ignorare e/o da compiangere. Gli basterebbe levarsi le lenti nere per almeno trenta secondi per accorgersi che l’Italia è parecchio più grande del divano di una discoteca.

Torna alle altre news >>