Come se non bastassero le guerre e le soperchierie già in atto, arriva la notizia che la Russia dell’amico Putin avrebbe deciso di considerare l’Artide come una specie di propaggine della Siberia, così da potere trivellare per benino quei ghiacci in cerca di petrolio e altri tesori naturali. Rompere le balle alle foche potrebbe essere l’ultima frontiera dell’eccedente, rumorosa, avida e imprevidente razza umana, in attesa di organizzarsi per andare a rompere le balle anche ai venusiani. Il sogno di una più discreta e previdente presenza dell’uomo su Gea è, appunto, solo un sogno. Implica la prevalenza della ragione e dello spirito di sopravvivenza: il turbinio dei nostri neuroni dovrebbe trovare, dopo molti millenni di caotico apprendistato, un suo assetto logico e decente. Ma così non avviene, forse perché ragione e spirito di sopravvivenza, a differenza delle compagnie petrolifere, non sono quotati in alcuna Borsa, neanche nella nascente Borsa Artica. Così vedremo gli amici dell’amico Putin piantare le loro bandierine sulla banchisa, e tutti gli altri prenderla molto male, e ognuno avanzare le sue pretese sulla povera Artide, fin qui definita "desolata" solo perché non ci sono umani a zampettarci sopra. Come se "desolata" non fosse, invece, l’enorme porzione di pianeta già devastata dagli umani, dalle loro guerre e dai loro luridi quattrini.

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