Anche la regina Elisabetta è nel mirino di Al Qaeda. La rete del terrore minaccia nuovi attacchi contro la Gran Bretagna, citando espressamente la recente onorificenza concessa dalla sovrana allo scrittore Salman Rushdie come una ragione dell’offensiva a colpi di attentati. È Ayman Al Zawahiri, il dottore egiziano considerato il vice di Osama Bin Laden, a mettere in guardia il Regno Unito attraverso un nastro registrato apparso ieri su un sito islamico radicale utilizzato spesso da Al Qaeda in passato. ‟La regina Elisabetta ha mandato un chiaro messaggio ai musulmani onorando uno scrittore che ha insultato l’Islam e noi stiamo preparando una risposta a quel messaggio”, dice il leader terrorista nella registrazione. Rushdie ha vissuto per anni sotto la protezione del servizio segreto britannico, spesso vivendo letteralmente nascosto, a causa della fatwa impartita nei suoi confronti dagli ayatollah iraniani quando apparve il romanzo "Versetti satanici", che secondo gli estremisti islamici costituiva un’offesa a Maometto. Il pericolo che lo scrittore potesse essere assassinato da un fanatico estremista è apparso retrocedere negli ultimi anni, e Rushdie ha perciò cominciato ad apparire in pubblico e a muoversi con maggiore disinvoltura. Ma a questo punto il bersaglio di una possibile vendetta non sembra essere più tanto lui, quanto Elisabetta II per avergli concesso un’alta onorificenza e avere, in tal modo, osato premiare un intellettuale condannato dall’Islam. Ci sono rischi concreti per la sovrana, e di che genere? Nel nastro registrato, Al Zawahiri afferma che ‟il minimo” che i musulmani di tutto il mondo possono fare per protestare contro la decisione della regina di assegnare a Rushdie la nomina a baronetto è ‟boicottare la Gran Bretagna”: ma non specifica cosa questo significhi in concreto, né esclude che altre operazioni più violente possano essere lanciate contro Elisabetta. Le misure di sicurezza attorno a Buckingham Palace e a tutta la famiglia reale erano già state aumentate negli ultimi anni da Scotland Yard, dopo l’11 settembre 2001 e dopo l’attentato nel metrò di Londra del luglio 2005. Voci di minacce contro la regina o i suoi familiari stretti da parte del terrorismo islamico erano già circolate in passato. Alcuni esperti in materia di sicurezza, tuttavia, ritengono che Elisabetta non sia sufficientemente protetta: e citano i casi in cui dimostranti o sconosciuti sono riusciti senza troppa difficoltà a superare i cancelli di Buckingham Palace, ad arrampicarsi su un balcone o addirittura, come è accaduto una volta, a entrare nella camera da letto della regina, mentre lei dormiva. Fortunatamente non erano terroristi e non successe mai niente di grave. Ora però le misure di sicurezza potrebbero essere ulteriormente rafforzate. In ogni caso la regina non è l’unico obiettivo di Al Zawahiri, che si rivolge anche al nuovo primo ministro Gordon Brown. ‟Dico al successore di Blair che la politica del suo predecessore ha causato catastrofi in Afghanistan, in Iraq e perfino nel centro di Londra”, afferma nel nastro il numero due di Al Qaeda. ‟Se i britannici non hanno compreso la lezione allora”, continua, con un’apparente allusione all’attentato del 7 luglio di due anni fa che fece cinquantadue morti e centinaia di feriti nel metrò di Londra, ‟noi siamo pronti a ripeterla, se Allah lo vuole, fino a quando saremo certi che le avrete capite”. Non si sa quando sia stata registrata l’audiocassetta, nella quale Al Zawahiri non fa riferimenti ai tre attentati falliti di un soffio a Londra e a Glasgow due settimane or sono, ma lascia capire che Al Qaeda ha i mezzi per condurre nuovi attacchi contro il Regno Unito, il paese oggi apparentemente più nel mirino di Al Qaeda in tutto l’Occidente. Le forze anti-terrorismo britanniche hanno indicato nei giorni scorsi che ci sono almeno 219 cellule islamiche sul territorio nazionale con piani per compiere un attacco terroristico. Nel suo delirante messaggio il dottore egiziano esorta infine i musulmani a combattere contro il presidente Pervez Musharraf in Pakistan: ‟Il vero modo per sfidare Musharraf non sono le dimostrazioni, ma il sostegno alla guerra santa in Afghanistan”, dice Al Zawahiri. ‟Un emirato islamico in Afghanistan è la vera speranza per la regione e, si auspica, il colpo finale ai crociati nell’Asia del sud”.
Enrico Franceschini

Enrico Franceschini

Enrico Franceschini (Bologna, 1956), giornalista e scrittore, è da più di trent'anni corrispondente dall’estero per “la Repubblica”, per cui ha ricoperto le sedi di New York, Washington, Mosca, Gerusalemme e attualmente Londra. Nel 1994 ha ricevuto il Premio Europa per le sue corrispondenze sul golpe di Mosca. Per Feltrinelli ha pubblicato La donna della Piazza Rossa (1994), Russia. Istruzioni per l’uso (1998), Fuori stagione (2006), Avevo vent’anni. Storia di un collettivo studentesco. 1977-2007 (2007), Voglio l’America (2009), L’uomo della Città Vecchia (2013) e Scoop (2017).

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