Il Cormet de Roselend è una salita seria, lunga 20 km, e anche una montagna fatata, con quel nome da poema cavalleresco. E´ più fatata, dicono da queste parti, quando piove, l´acqua suona una strana musica tra le foglie dei faggi, dei castagni, e più su tra gli aghi dei larici e degli abeti. Ancora più su, dove cominciano le chiazze di neve e i cespugli di rododendro, elfi e fate non sono mai stati avvistati. Nei giorni di sole la montagna dev´essere fatata da un versante solo. Dall´altro può attirare negli abissi. Solo Michael Rasmussen, più noto in gruppo come il Pollo (the chicken), conserva il suo sorriso meccanico. Sul Cormet è uscito dal gruppo, ha ripreso tutti quelli che stavano davanti (diciotto corridori, unico italiano Moreni). Tra i diciotto c´è l´australiano Rogers, l´uomo di classifica della T-Mobile. Quando Rasmussen scollina, Rogers è nella scia. Hanno più di 5´ di vantaggio, l´operazione della squadra tedesca sembra ottima. Dietro il giovane Linus si difende bene, davanti Rogers non tira perché Linus è dietro. Il Pollo si smazza tutto il lavoro e la maglia gialla resta in casa T-Mobile.
Non è così che deve andare, non va così. Il caso, monsieur Hazard, ci mette lo zampino, o l´artiglio. Dopo poche curve Rogers cade e va a sbattere contro i parapetti di legno. Arroyo lo sorvola e atterra più sotto in un cespuglio. Rogers riesce a recuperare in discesa, ma appena la strada risale scuote la testa, si stacca, viene ripreso e staccato anche da un gruppo in cui c´è ancora Zabel. Non può usare la mano destra, gli fa male la spalla. Sterza, sterza piangendo ai bordi della strada, abbassa la testa sul manubrio, gli sganciano il caso, sale sull´ammiraglia. Il suo Tour è finito. La stessa discesa costa cara a un altro australiano, O´Grady, il vincitore della Roubaix di quest´anno. Caduta impressionante. Bilancio: penumatorace, tre fratture dorsali e 5 costole, e la scapola destra. Fino a qui, un ruolo determinante lo hanno avuto le cadute. A proposito: Vinokourov ha beccato altri 1´17´´ da Valverde, Moreau e soci. Ma da come si muove l´ Astana, il capitano è sempre lui. Davanti è stato spedito Kashechkin, sempre passivo, ma molto attento. Dietro si sono spolmonati a fare il treno prima Colom e Savoldelli, poi un ammirevole Kloden. Sul quale va detto che non tutto il gruppo crede veramente alla sua fissurazione coccigea. Quando è stato di turno lui, in meno di 2 km aveva riportato Vinokourov a 25´´ dal gruppetto di Moreau. Poi ha rallentato, quando ha visto che il capitano non teneva il passo. In pratica, Kloden ha salvato il salvabile, ha accettato di andare a fondo o quasi col capitano, e nonostante tutto in classifica è, secondo più secondo meno, sui livelli di Schleck, Menchov, Sastre, ossia di quelli che sono andati a nanna convinti di aver fatto meglio che potevano.
In verità questo Tour, dove forse circolano meno porcherie, paga l´assenza dell´uomo-faro. E dunque si gioca su una lamina sottile di forze e debolezze, esperienze e inesperienze. A torto o a ragione, sono ancora una quindicina i corridori convinti di poterlo vincere, ma fin qui il vero, unico, grande numero l´ha firmato il Pollo.
Che vive sul Lago di Garda, a Lazise, è stato mondiale di mountain bike nel ´99 in Svezia e nella stessa specialità vorrebbe presentarsi l´anno prossimo a Pechino. Due gambe incredibilmente sottili e un profilo da uccello giustificano il soprannome. Pollo, nel senso di goffo, vale anche per una certa propensione alle cadute. Nel 2005 doveva difendere il terzo posto nella crono di St. Etienne e finì 77º, cadendo due volte e due volte cambiando bici.
Da terzo a settimo in un´ora, con la consolazione di una bella tappa vinta a Mulhouse e della maglia a pallini di migliore scalatore. Bis l´anno scorso (tappa a La Toussuire e maglia a pallini) e quest´anno? «Vado troppo piano a cronometro per puntare alla vittoria finale». Però va forte in salita ed è capace, trovato il ritmo giusto, di mantenerlo per ore. Vince spesso partendo da lontano. E´ uno che fa pochi calcoli, non mi stupirei se domani, dopo il giorno di riposo, andasse all´attacco in maglia gialla sul Galibier. Su una cosa ha le idee chiare: «Sono uno scalatore puro e voglio restarlo, non m´interessa minimamente migliorare a cronometro».
La botta decisiva alle speranze di Vinokourov di limitare i danni l´ha data Moreau con qualche scatto nella salita, non proibitiva, verso Tignes. Scatto secco il primo, più ad uso delle telecamere gli altri. E comunque chi era con lui, da Mayo che se l´è squagliata nel finale a Valverde, non gli ha dato una mano. Con loro c´era Contador, che ha forato, è stato ripreso dal gruppetto di Vinokourov ed è ripartito con bello spirito e bel passo. Mi sembra un ragazzo da seguire. Bruyneel deve tenerlo a freno, perché attaccherebbe tutti i giorni. Quest´anno ha vinto la Parigi-Nizza. Al Tour è un esordiente e su di lui pesa l´incognita del rendimento nel terza settimana. Ma ha molto temperamento, e un´altra storia di cadute alle spalle: salvato per un pelo al Giro di Castiglia nel 2004, dopo un aneurisma cerebrale.
Il giorno di riposo arriva opportuno, per far respirare un gruppo più affaticato del solito. Anche se c´è stato clima fresco, anche senza medie micidiali. Si ripartirà senza alcuni velocisti ritirati, sull´esempio di Freire (Cavendish e Feillu). E senza altri finiti tempo massimo. Era di 40´34´´. McEwen si è presentato dopo 1h9´, Napolitano dopo 1h16´. Se Zabel arriva 57º a 29´ in una tappa dura ma di 165 km, c´è poco da lamentarsi se lui va avanti e tu vai a casa. Infine, dopo la corsa, mentre scendeva verso il suo albergo di Val d´Isere, Sinkevitz della T-Mobile ha urtato con violenza uno spettatore. Frattura delle ossa nasali per il corridore, mentre lo spettatore (sembra di nazionalità lussemburghese) ricoverato gravissimo all´ospedale di Chambéry è poi stato trasportato all´ospedale di Grenoble dov´è in coma.
Gianni Mura

Gianni Mura

Gianni Mura (Milano 1945). Studi classici, entra alla “Gazzetta dello Sport” nel 1964. Giornalista professionista dall’aprile del ’67. Altre testate: “Corriere d'informazione” (72/74), “Epoca” (74/79), “L'occhio” (79/81). Inviato di “Repubblica” (cui già collaborava dal ’76) dal 1983. Dal 1991 con la moglie Paola ha fondato la rubrica di enogastronomia Mangia&bevi sul “Venerdì di Repubblica”. Con Giallo su giallo, il suo primo romanzo (Feltrinelli, 2007), ha vinto il Premio Grinzane-Cesare Pavese per la narrativa. Con Feltrinelli ha pubblicato anche Ischia (2012; Ue, 2014) e Tanti amori. Conversazioni con Marco Manzoni (2013). Attività collaterali: giocare a carte, andare a funghi, fare anagrammi.

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