‟L’intellettuale di sinistra sparirà. Meglio così”. Il titolo di ‟Le Monde” non va troppo per il sottile, ma rispecchia fedelmente il pensiero di Alain Badiou, filosofo, professore alla Normale ed ex leader maoista: secondo lui, la sinistra tutta intera deve sprofondare per poter rinascere. Una tesi radicale che si accompagna a una critica a tutto campo di Nicolas Sarkozy e della sua politica e soprattutto a una polemica contro gli intellettuali sedotti dal nuovo presidente della Repubblica e dal suo stile.
Uomo che difficilmente potrebbe essere definito intellettuale, Sarkozy riesce così a provocare un dibattito anche nel mondo universitario parigino, in quella schiera di uomini e donne che hanno spesso vissuto in simbiosi con la politica. Anche se l’intellettuale engagé è morto con Sartre ventisette anni fa, anche se filosofi e scienziati sono sempre meno ricercati per sostenere questa o quella iniziativa politica, la capitale francese continua ad appassionarsi a questi temi. Badiou, oltre che appassionato, è sferzante: l’apertura politica di Sarkozy, l’arrivo al governo di personalità di sinistra segna la fine ‟della forma francese del dopoguerra”. Il nuovo capo dello Stato starebbe mettendo fine al vecchio sistema più o meno consensuale, costruito all’origine sul compromesso tra il generale de Gaulle e i comunisti. La nuova destra non ha più complessi, dice Badiou, esalta il capitalismo sfrenato e riabilita in maniera ‟forzata e aggressiva” l’identità nazionale. Il vero Sarkozy è quello che per quasi quattro anni ha tenuto le redini del ministero dell’Interno, che ‟ha fatto entrare in maniera aperta il lepenismo (cioè le idee di Jean-Marie Le Pen, ndr.) nello Stato”. Da qui si è generata la crisi di sinistra ed estrema sinistra, visceralmente attaccate al sistema consensuale del dopoguerra.
È a partire dall’analisi di questo contesto politico che Badiou sviluppa la sua tesi senza concessioni sul mondo intellettuale: ‟L’allineamento a Sarkozy simbolizza la possibilità per intellettuali e filosofi di essere ormai dei reazionari classici, "senza esitazione, né mormorii", come dice il regolamento militare. Sono compresi in questo allineamento la frequentazione corrotta di ricchi e potenti, la xenofobia antipopolare e l’adorazione della politica americana. Un tempo, quando un intellettuale era di destra aveva dei complessi”. Poi la provocazione: ‟Stiamo per assistere, cosa cui aspiro, alla morte dell’intellettuale di sinistra, che sprofonderà insieme a tutta la sinistra, prima di rinascere dalle sue ceneri come la fenice”. E come potrà avvenire questa rinascita? Badiou risponde che c’è un solo modo: ‟O radicalismo politico di tipo nuovo o allineamento reazionario. Nessuna via di mezzo”.
La provocazione di Badiou è stata accolta con interesse da Jacques Le Goff, grande storico che non ha mai nascosto le sue simpatie a sinistra e ha sostenuto Ségolène Royal, difendendola anche dalle critiche degli intellettuali parigini: ‟È una tesi interessante, perché è una delle ipotesi possibili sull’evoluzione della sinistra, ma penso si debba evitare di cadere nella trappola di Sarkozy, che vorrebbe spazzar via la sinistra. Io ritengo che l’opposizione destra-sinistra resti fondamentale”. Anche per Le Goff Sarkozy ha saputo integrare nel suo discorso il pensiero di Le Pen. La tesi di Badiou può anche essere considerata come una specie di suicidio, ‟ma è sicuro che la vera posta in gioco è la distinzione fra destra e sinistra, che risale alla Rivoluzione francese. Interrogarsi è dunque legittimo. Ma non avrei la stessa certezza di Badiou: per riprendere un proverbio popolare, direi che il peggio non è sempre sicuro”.
Del resto, le tesi di Badiou hanno suscitato qualche perplessità anche nei numerosi blog alimentati dalla sinistra più o meno radicale francese. Molti militanti avrebbero preferito un appello alla resistenza anziché l’auspicio di un naufragio. Ma il dibattito, appena abbozzato, dimostra soprattutto lo smarrimento del mondo intellettuale francese di sinistra davanti al ciclone Sarkozy. Il fatto che certi saggisti, come André Glucksmann, si fossero schierati con il leader del centro-destra non aveva suscitato particolari discussioni. Ma è la politica di Sarkozy a generare disorientamento: vedere leader della gauche accettare ministeri, incarichi, missioni crea un malessere profondo. Due mesi fa, il filosofo Marcel Gauchet aveva analizzato il fenomeno in un senso molto diverso da quello di Badiou: ‟La contrapposizione destra-sinistra è molto indebolita in termini di forze politiche, ma resta un punto di riferimento nella testa della gente. Quel che è cambiato è che la Francia si è convertita al pluralismo: la guerra civile fredda è finita. Le appartenenze monolitiche a un campo identificato al bene o alla luce sono fuori corso. Si può benissimo essere di sinistra a causa di un orientamento generale che si pensa auspicabile e votare a destra.
Le identità politiche non sono scomparse, ma se ne fa un uso molto più libero. Sarkozy l’ha perfettamente capito. Da qui la sua "apertura"‟. Il dibattito, ancor più che sugli intellettuali, è su questo tema.
Alain Badiou

Alain Badiou

Alain Badiou (1937) ha studiato filosofia e matematica all'École Normale Supérieure di Parigi. Dopo anni di insegnamento all'Università di Parigi VIII Vincennes-Saint Denis, è oggi direttore dell'istituto di filosofia dell'École Normale. Politicamente molto attivo, è stato tra i fondatori, nel 1967, del ‟Cercle d'Épistemologie” dell'École Normale, che diede vita a una rivista fondamentale per il dibattito culturale in Francia, i ‟Cahiers pour l'analyse”.
Tra i suoi libri tradotti in italiano: Manifesto per la filosofia (Feltrinelli 1991), L'etica. Saggio sulla coscienza del male (Pratiche, 1994), L'Essere e l'evento (Il Melangolo, 1995), La Comune di Parigi (Cronopio, 2004), Deleuze. Il clamore dell'Essere (Einaudi, 2004), Il secolo (Feltrinelli, 2006).

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