Forse dovremmo smetterla di segnalare con encomio speciale, e straordinaria emozione, i casi oramai numerosi di immigrati che rischiano la vita (o la perdono) per salvare bambini italiani. Non sono l´etica o la "bontà", è la statistica che regola questo genere di accadimenti: gli italiani di origine straniera, o gli stranieri non ancora italiani, sono in questo Paese più del cinque per cento della popolazione, e dunque le probabilità che si facciano notare per gesti nobili (o per gesti ignobili) sono sempre più alte. Stupirsi che un senegalese o un bosniaco o un marocchino diano segni di umanità, di coraggio, di generosità tanto quanto noi indigeni, equivale a confessare che non li ritenevamo all´altezza dei sentimenti che pretendiamo da noi stessi (e non sempre siamo in grado di esprimere). E´ in fondo, questo stupore di fronte all´eroico bosniaco, o al generoso senegalese, una piccola forma di razzismo, che dietro la maschera delle buone intenzioni rivela tutta la nostra diffidenza. Penso che gli stranieri desiderino da noi, più di ogni altra cosa, una normalità di sguardo e di atteggiamento. Sono buoni e sono cattivi, laboriosi e pigri, onesti e disonesti tanto quanto noi. In genere, soltanto più poveri, anche se spesso sono così dignitosi che non se ne fanno troppo accorgere.

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