Perché alla domenica, negli weekend lunghi, nelle ferie estive a Milano non puoi bere un caffè, a meno che tu non vada in galleria a pagarlo 5 euro dal momento che in città nessun bar è aperto? Capisco che dalle 7 alle 9 dei giorni feriali i bar tra caffè, cappuccini e brioche guadagnano in un giorno quello che gli operai non guadagnano in una settimana, ma proprio per questo obblighiamoli al piccolo risarcimento di tenere aperto il locale, magari a turno, anche alla domenica, come accade in tutte le città d’Europa. Il caffè della domenica, infatti, non è come quello dei giorni feriali bevuto in gran fretta, un po’per svegliarci, un po’per risarcirci dello stress a cui andremo incontro durante la giornata. Il caffè della domenica risponde a un’altra esigenza che è quella del piacere e della socializzazione. Il piacere di leggere rilassati il giornale di cui nei giorni feriali leggiamo solo i titoli in metropolitana, il piacere di vagare meditabondi tra i pensieri che durante la settimana non abbiamo tempo di pensare, il piacere di osservare chi entra e chi esce per farci un’idea dei vari tipi umani a cui nei giorni feriali non dedichiamo neanche uno sguardo, il piacere di incontrare un amico per il tempo di un caffè, un tempo perfetto perché non è il tempo lungo di una cena (peraltro programmata con largo anticipo) dove troppi convenevoli mortificano la sincerità, e non è neppure il tempo breve di un saluto affrettato perché si è di corsa. Il tempo del caffè è il tempo "giusto" dove ci si guarda commentando l’insensatezza della vita, non troppo a lungo per non deprimersi, né troppo breve per non considerarla proprio. Tutto questo a Milano non è possibile perché alla domenica i bar sono chiusi. E a mezzogiorno anche i ristoranti, perché non ci sono "colazioni di lavoro", né tanto meno quelle "pause pranzo" dove al bar, stipati come sardine, si inghiottono insalate per nutrirsi senza appesantirsi. Ma tutto questo cosa significa? Significa che a Milano si lavora e non si socializza più. Alla domenica, o tutti fuori città, o tutti allo stadio, o tutti a casa. Perfino i locali dove si vendono le "pizze d’asporto", che si sono moltiplicati, sono un invito a scappare dai luoghi aperti al pubblico per intanarsi in casa. Tolta piazza Duomo dove giovani, vecchi, genitori e bambini ciondolano per alcune ore senza meta, o piazza Duca d’Aosta dove, intorno alla stazione centrale, si raccolgono gli extracomunitari per ritrovarsi e bere le loro lattine di birra insieme, le altre strade e piazze della città sono senza punti di riferimento e luoghi di incontro. Forse quattro bar aperti non bastano per favorire la socializzazione, ma la loro serrata settimanale certo non aiuta. E comunque nelle città europee non accade. A Parigi, per esempio, alla domenica nei bar si organizzano i cosiddetti "caffè filosofici" dove la gente ha l’occasione di discutere di quello che non discute mai, pur sentendone un gran bisogno. Ad Amsterdam questa pratica è ancora più diffusa, oltre ad altre opportunità in parte lecite e in parte per noi illecite. Non parliamo di Londra, di Berlino, di Barcellona. Città aperte, dove non si lavora meno che da noi, ma dove il lavoro non ha soppresso quegli spazi di vita senza i quali anche il lavoro non ha alcun senso. Non chiedo la rivoluzione degli usi e costumi di questa città sempre più funzionale ed efficiente, ma anche dai rapporti umani sempre più desertificati, asfittici, fino al limite dell’insignificanza. Ma davvero si crede che, collassando la socializzazione, una città possa esprimere vitalità e far circolare sensazioni, emozioni, iniziative, idee? Credo proprio di no. E allora incominciamo da una piccola cosa. Alla domenica apriamo i bar per un caffè che possa essere una facile occasione di incontro e poniamo fine a questo stile di solitudini di massa che sembra sia diventato la caratteristica peculiare della città.
Umberto Galimberti

Umberto Galimberti

Umberto Galimberti, nato a Monza nel 1942, è stato dal 1976 professore incaricato di Antropologia Culturale e dal 1983 professore associato di Filosofia della Storia. Dal 1999 è professore ordinario all’università Ca' Foscari di Venezia, titolare della cattedra di Filosofia della Storia. Dal 1985 è membro ordinario dell’international Associ ation for Analytical Psychology.

Dopo aver compiuto studi di filosofia, di antropologia culturale e di psicologia, ha tradotto e curato Jaspers, di cui è stato allievo durante i suoi soggiorni in Germania:
Sulla verità (raccolta antologica), La Scuola, Brescia, 1970.
La fede filosofica, Marietti, Casale Monferrato, 1973.
Filosofia, Mursia, Milano, 1972-1978, e Utet, Torino, 1978.

Di Heidegger ha tradotto e curato:
Sullessenza della verità, La Scuola, Brescia, 1973.

Opere

1975 - Heidegger, Jaspers e il tramonto dellOccidente, Marietti, Casale Monferrato, (Ristampa, Il Saggiatore, Milano, 1994).
1977 - Linguaggio e civiltà, Mursia, Milano, (2° edizione ampliata 1984).
1979 - Psichiatria e Fenomenologia, Feltrinelli, Milano.
1983 - Il corpo, Feltrinelli, Milano, 1983 (Premio internazionale S. Valentino d’oro, Terni, 1983).
1984 - La terra senza il male. Jung dall’inconscio al simbolo, Feltrinelli, Milano (premio Fregene, 1984)
1977 - Linguaggio e civiltà, Mursia, Milano, (2° edizione ampliata 1984).
1985 - Antropologia culturale, ne Gli strumenti del sapere contemporaneo, Utet, Torino.
1986 - Invito al pensiero di Heidegger, Mursia, Milano.
1987 - Gli equivoci dell'anima, Feltrinelli, Milano.
1988 - La parodia dell'mmaginario in W. Pasini, C. Crepault, U. Galimberti, L'immaginario sessuale, Cortina, Mila no.
1989 - Il gioco delle opinioni, Feltrinelli, Milano.
1992 - Dizionario di psicologia, Utet, Torino. (Nuova edizione: Enciclopedia di Psicologia, Garzanti, Milano, 1999).
1992 - Idee: il catalogo è questo, Feltrinelli, Milano.
1994 - Parole nomadi, Feltrinelli, Milano.
1996 - Paesaggi dell'anima, Mondadori, Milano. (Nuova edizione: Feltrinelli, Milano, 2017).
1999 - Psiche e techne. Luomo nelletà della tecnica, Feltrinelli, Milano.
2000 - E ora? La dimensione umana e le sfide della scienza (opera dialogica con Edoardo Boncinelli e Giovanni Maria Pace), Einaudi , Torino.
2000 - Orme del sacro, Feltrinelli, Milano (premio Corrado Alvaro 2001).
2001 - La lampada di psiche, Casagrande, Bellinzona.
2003 - I vizi capitali e i nuovi vizi, Feltrinelli, Milano.
2004 - Le cose dell'amore, Feltrinelli, Milano.
2005 - Il tramonto dellOccidente, Feltrinelli, Milano.
2006 - La casa di psiche. Dalla psicoanalisi alla consulenza filosofica, Feltrinelli, Milano.
2007 - Lospite inquietante. Il nichilismo e i giovani, Feltrinelli, Milano.
2008 - Il segreto della domanda. Intorno alle cose umane e divine, Apogeo, Milano.
2009 - I miti del nostro tempo, Feltrinelli, Milano.
2012 - Cristianesimo. La religione dal cielo vuoto, Feltrinelli, Milano.
2018 - La parola ai giovani. Dialogo con la generazione del nichilismo attivo, Feltrinelli, Milano.
2018 - Nuovo dizionario di psicologia, psichiatria, psicoanalisi, neuroscienze, Feltrinelli, Milano

 

 

È in corso di ripubblicazione nell’Universale Economica Feltrinelli l’intera sua opera.

Traduzioni all'estero

Francese: (Il corpo) Les raisons du corps, Grasset Mollat, Paris, 1998
(Le cose dell’amore) Qu'est-ce-que l'amour?, Payot, Paris, 2008;

Tedesco: (Gli equivoci dellanima) Die Seele. Eine Kulturgeschichte der Innerlichk eit, Verlag Turia + Kant, Wien, 2003
(Le cose dellamore) Liebe, Beck, Monaco, 2006;

Greco: (Storia dellanima) Historia tes psyches, Apollon, Thessaloniki, 1989
(Paesaggi dellanima)Topia psyches, Itamos, Athina, 2001
(Gli equivoci dell’anima) Parermeneíes tes psyches, University Studio Press, Athina, 2004;

Spagnolo: (Dizionario di psicologia) Diccionario de psicologia, Siglo Veintiuno Editores, Città ; del Messico 2002
(Le cose dell’amore), Las cosas del amor, Imago mundi, Madrid, 2006;

Portoghese: (Orme del sacro) Rastros do sagrado, Paulus, São Paulo, Brasil, 2003
(I vizi capitali e i nuovi vizi) Os vícios capitais e os novos vícios, Paulus, São Paulo, Brasil, 20 04
(Psiche e techne. Luomo nell'età della tecnica) Psiche e techne. O homen na idade da t&eac ute;cnica, Paulus, São Paulo, Brasil, 2005
(Le cose dellamore), Coisas do amor, Caleidoscopio, Casal de Cambra, 2009;

Giapponese: I vizi capitali e i nuovi vizi, Tokio, 2004;

Sloveno: (Lospite inquietante. Il nichilismo e i giovani), Grozljivi Gost: Nihili zem in mladi, Modrijan, Ljubljana, 2009;

Olandese: (I miti del nostro tempo), Mythen van onze tijd, Ambo, Amsterdam 2011.

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