La notizia potrà interessare a tutti i consumatori di vitamine sotto forma di pillole e ‟integratori alimentari”: il prezzo della vitamina C sui mercati mondiali è salito alle stelle nell'ultimo anno, e uno dei principali motivi è una situazione di quasi monopolio alla produzione. Infatti oltre l'80% dell'acido ascorbico (noto anche come vitamina C) venduto nel mondo viene dalla Cina, che negli ultimi mesi ha diminuito la produzione: risultato, rincari oltre il 200%. Sembrerà strano parlare di vitamina C come di una qualsiasi derrata, come fosse il grano o la soia di cui gli operatori di mercato seguono quotazioni e futures sulle grandi Borse mondiali. Il fatto è che anche l'acido ascorbico è una derrata - benché in piccolo, certo, rispetto ai cereali. Il Il consumo in pillole e integratori alimentari venduti in farmacie, erboristerie e negozi di prodotti dietetici è solo una parte del mercato. L'acido ascorbico è usato anche come additivo alimentare per rendere più rossa la carne, come conservante per alcuni cibi, nei succhi di frutta per evitare che scolorino: è in una gamma amplissima di cibi di produzione industriale. Per le sue proprietà antiossidanti è usato anche nell'industria cosmetica, è in creme contro l'invecchiamento (e per schiarire la pelle). Insomma, il rincaro della ‟derrata” acido ascorbico ha riflessi che vanno molto oltre il prezzo delle confezioni di vitamine vendute in farmacia. Quello che stupisce è una così grande concentrazione mondiale: poche aziende in un unico paese controllano il mercato. L'unica azienda non cinese che ancora produce vitamina C è la Dsm, olandese, che lavora l'acido ascorbico in un unico stabilimento in Scozia. A pensare quanto sono diffusi gli integratori alimentari sul mercato Usa sembra incredibile che la popolare vitamina non sia prodotta in casa: eppure è così, tutto importato dalla Cina. Una ‟dipendenza” che preoccupa, a leggere un servizio del Christian Science Monitor (20 luglio). Anche perché l'acido ascorbico era importato nel 2000 a 5 dollari al chilo e negli anni successivi è oscillato intorno ai 3,50 dollari. Poi quest'anno, tra gennaio e giugno, è schizzato: ora si paga fino a 11 dollari al chilo. Perché un rincaro così forte? In parte il rincaro della materia prima: l'acido ascorbico di produzione industriale è tratto essenzialmente dal mais - che è rincarato quest'anno, in particolare negli Usa, per la grande domanda di trasformazione in etanolo (cioè agrocarburanti); in effetti la Cina importa dagli Usa il glucosio tratto dall'amido di mais che poi gli servirà a trarre l'acido ascorbico. Non è tutto, però. Le quattro maggiori ditte cinesi produttrici di acido ascorbico sono sotto processo presso il tribunale di New York con l'accusa di aver creato un cartello che controlla i prezzi. Ironia della sorte: le aziende cinesi sono diventate dominanti nell'export di vitamina C solo dopo che nel 1999 il Dipartimento Usa alla giustizia ha accusato sei aziende occidentali di aver formato un cartello sui prezzi: il ‟cartello delle vitamine”, come fu chiamato, che forniva il 75% delle vitamine sul mercato mondiale, dovette pagare un miliardi e mezzo di dollari in multe e risarcimenti. Tutte hanno poi deciso di disfarsi della linea di produzione di vitamine (ad esempio Hoffman LaRoche la vendette a Dsm). Nel frattempo il mercato è stato inondato dalla vitamina C prodotta in Cina a prezzi stracciati (fino a 2 dollari al chilo), e per l'unico produttore occidentale rimasto diventava davvero poco redditozio: così Dsm due anni fa ha deciso di vendere lo stabilimento in cui produceva acido ascorbico negli Usa (in New Jersey), e concentrare la produzione in Scozia. Il mercato continua a essere dominato dalla vitamina C cinese: ma non più tanto a basso prezzo. Le aziende cinesi hanno tagliato la produzione (il volume dell'export è sceso del 14% rispetto alla media del 2006). Perché ora devono rispettare standard ambientali e sanitari più severi, dicono. Perché così fanno cartello sui prezzi, accusa il tribunale di New York. La guerra delle vitamine è cominciata.
Marina Forti

Marina Forti

Marina Forti è inviata del quotidiano "il manifesto". Ha viaggiato a lungo in Asia meridionale e nel Sud-est asiatico. Dal 1994 cura la rubrica "TerraTerra" che riporta storie quotidiane in cui si intrecciano ambiente, sviluppo e conflitti. Ha ricevuto, nel 1999, il prestigioso premio "Giornalista del mese".

Vai alla scheda >>

Torna alle altre news >>