Umberto Bossi sa benissimo che il suo territorio di riferimento è troppo ricco e troppo pigro per impugnare il fucile. È pur vero che le insorgenze reazionarie, in questo Paese, hanno sempre avuto una certa fortuna: ma hanno bisogno di contadini affamati disposti a diventare briganti, non sanno che farsene dei ragionieri tatuati che vanno a Ibiza e delle fichette rifatte che concorrono a Miss Padania. E perfino se l´ideale politico strampalato della Padania indipendente avesse un senso storico e geografico, non potrebbe mai allignare in un popolo rinscemito dalla televisione: è soprattutto grazie all´amico Silvio che la Lega può salutare per sempre i suoi sogni insurrezionali. Il capo di Bossi non sa che farsene di rivoluzionari col fucile, a lui servono consumatori con il telecomando, greggi da tosare e non certo lupi da allevare. Se l´Umberto ogni tanto ulula ancora alla luna è solo per lo spettacolo. Per illudersi e illudere quel poco che rimane del suo zoccolo duro. Minoranza perfino nelle sue terre, la Lega non è più neanche un movimento separatista, ammesso che lo sia mai stato. È una costola pittoresca e ringhiosa dell´eterna anima reazionaria italiana: bigotta, patriarcale, antistatale, antieuropea, maschilista e xenofoba. E non ha nessun bisogno di rivolte armate per ottenere i suoi scopi: le basta votare a destra come ha sempre fatto.

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