C´erano una volta i missionari che andavano in Africa a predicare il bene e a portare il lume della civiltà occidentale, almeno così pensavano loro, tra i "selvaggi" del continente nero. Ma i tempi cambiano e ora tocca a un nero africano venire in una delle capitali d´Occidente per predicare il bene e diffondere il lume della ragione. Nelson Mandela, premio Nobel per la pace, leader del Sudafrica che ha battuto l´apartheid, ha interpretato ieri sera, dall´alto dei suoi 89 fragili anni d´età, il ruolo del "missionario all´incontrario", intervenendo tra gli stucchi dorati del Dorchester Hotel di Londra davanti al sindaco Ken Livingstone e a una platea di uomini politici, dirigenti d´azienda, Vip dello show-business e dello sport. Scopo della sua missione era stimolare la comunità dei neri britannici a fare di più per combattere la violenza, il culto delle gang giovanili, l´ignoranza, la miseria, nelle squallide periferie urbane del Regno Unito: perché il ‟cuore di tenebra”, ormai, esiste anche qui. E a sigillare la visita di colui che il mondo intero considera una specie di santo laico, provvederà stamane, nella piazza del Parlamento, davanti alle aule e all´abbazia di Westminster, l´inaugurazione di una statua che pone Mandela accanto al grande eroe della Gran Bretagna, Winston Churchill, vincitore della Seconda guerra mondiale, artefice dell´ultimo successo internazionale in cui Londra si poteva ancora sentire un impero. Non è stato facile mettere Mandela su quel piedistallo. L´idea originale, promossa dal sindaco Livingstone (detto ‟il Rosso” per le sue simpatie di sinistra), era di piazzare il monumento a Trafalgar Square, accanto alla colonna su cui è issato un altro grande di questo Paese, l´ammiraglio Nelson. Ma l´amministrazione comunale di Westminster, la cittadina sotto il cui potere ricade il centro della metropoli, che è a maggioranza conservatrice (e non c´è da meravigliarsi, visto il reddito di chi ci vive), si è opposta. È stata approvata, in alternativa, l´installazione della statua sulla piazza del Parlamento, nel triangolo della politica, fra Westminster, Downing street e Buckingham Palace. Tanti anni fa, passando di fronte al parlamento di Londra col suo compagno di lotta Oliver Tambo, Mandela sbottò, come rammenta nella sua autobiografia: ‟Magari un giorno qui ci metteranno la nostra statua”. Il lieto fine, qualche volta, non arriva solo nelle fiabe. Ieri sera il premio Nobel sudafricano ha rivolto un breve messaggio al Black Leaders Dinner, la cena organizzata dal sindaco per aiutare la comunità nera a uscire dal circolo vizioso di miseria e violenza. Le frequenti sparatorie fra gang giovanili, culminate la settimana scorsa nell´omicidio di un ragazzino di undici anni, sono servite da promemoria della gravità del problema. Usate il vostro successo perché sia da esempio ‟a chi è salito con voi sulla montagna”, li ha esortati l´ottuagenario leader sudafricano, parlando davvero un linguaggio da missionario. Ad applaudirlo, con l´aria di essersi già fatti convertire, c´erano anche la modella Naomi Campbell e il campione di Formula Uno Lewis Hamilton.
Enrico Franceschini

Enrico Franceschini

Enrico Franceschini (Bologna, 1956), giornalista e scrittore, è da più di trent'anni corrispondente dall’estero per “la Repubblica”, per cui ha ricoperto le sedi di New York, Washington, Mosca, Gerusalemme e attualmente Londra. Nel 1994 ha ricevuto il Premio Europa per le sue corrispondenze sul golpe di Mosca. Per Feltrinelli ha pubblicato La donna della Piazza Rossa (1994), Russia. Istruzioni per l’uso (1998), Fuori stagione (2006), Avevo vent’anni. Storia di un collettivo studentesco. 1977-2007 (2007), Voglio l’America (2009), L’uomo della Città Vecchia (2013) e Scoop (2017).

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