A San Luca (Italia) nessuna impresa vuole costruire la caserma dei carabinieri, non si riesca trovare un solo cristiano disposto a fare il segretario comunale, non esiste il servizio per gli avvistamenti degli incendi boschivi, la guardia medica non può essere garantita per indisponibilità dei medici della zona e i cartelli stradali sono crivellati di proiettili. Ma la processione al Santuario di Polsi quella sì, si è potuta fare, nonostante le defezioni forzate di un bel po' di fedeli in galera per la faida locale. Si leggono le cronache aspromontane con un crampo allo stomaco, metà di disgusto metà di dolore pensando alla disperazione degli onesti, alla fuga dei capaci che si rifugiano altrove, alla frustrazione di chi vorrebbe normalmente lavorare e normalmente sperare, e si trova circondato dalla brutalità arcaica di orrendi briganti e delle loro orrende madri e mogli, complici e (spiegano gli antropologi) vere custodi del culto familista e malavitoso. Il mio amico Francesco, che era della Locride e viveva al Nord, piangeva di rabbia ogni volta che raccontava del suo ritorno a casa. Trent' anni fa. Non lo sento da parecchio, forse ha smesso di piangere perché c' è una fine anche al dolore, forse non è mai più tornato laggiù. Neanche per la processione.

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