Il 9 novembre 1989 si celebrò un funerale a Berlino: ma non fu, come tutti pensano, quello del comunismo, bensì si diede l'addio a un certo modello di Occidente in simbiosi (conflittuale) con l'Est comunista. Questa versione della storia "vista dall'altra parte" viene da Ingo Schulze, uno degli scrittori tedeschi oggi più importanti, celebrato anche all'estero per la sua incisività nel dar volto alla coscienza critica della Germania dopo la caduta del Muro. Schulze è al Festival di Mantova per presentare il romanzo Vite nuove. Quasi seicento pagine composte da un ininterrotto carteggio del protagonista, Enrico Türmer, che le parole dipingono con disincantato realismo, con tre principali destinatari: la sorella Vera, l'amico Johann e l'amata e irraggiungibile Nicoletta. Parabola di un uomo formatosi nell'epoca del comunismo, dotato persino di vena creativa, che finisce negli anni che preparano la caduta del Muro come cinico speculatore e infine scompare lasciando dietro di sé il resoconto particolareggiato della propria deriva. Spiega Schulze: ‟La difficoltà per me è stata quella di tenere insieme nel racconto due epoche molto diverse della Germania: quella precedente l'89, retta su certi criteri, e quella dopo la caduta del Muro, quando tutto è cambiato. Perché, per quanto si stenti a crederlo, è cambiato veramente tutto, è cominciato un nuovo mondo: dall'aria che respiravamo, all'acqua che si beveva, dal nome delle strade alla moneta e al cibo, persino i rapporti matrimoniali si sono trasformati. Dunque, la questione di fondo era tenere unito lo sguardo del protagonista che riflette sul passato, su qualcosa cioè di già digerito, ma poi vederlo anche nel presente, dove ancora non c'è stata riflessione, elaborazione sul proprio tempo”.
Per decenni, e in parte ancora oggi, la Germania, come scrisse anche Jaspers, fu costretta a fare i conti col proprio passato, col peso della colpa nazista. Ma dopo la caduta del Muro è venuto anche il tempo, per molti, di riflettere sul passato più vicino, quello comunista. Schulze sembra convinto che su questo vi sia stata già nella Germania Est una elaborazione critica, e che quella riflessione sia stata una concausa della fine del comunismo. ‟Rispetto a Jaspers e alle colpe del nazismo, io sento una distanza generazionale: non parlo di colpa, semmai di responsabilità o di corresponsabilità. Forse anche per questo nella Ddr ci s'interrogava di più sui lager stalinisti che sul passato nazista, li sentivamo più vicini alla nostra condizione storica. La Germania ha commesso delitti gravi come nessun altro in Europa, e a Norimberga è stata costretta a prenderne coscienza. Semmai mi meraviglia che in altri paesi europei questo discorso critico sul passato sia meno presente. Recentemente mi sono interessato alla storia italiana e sono rimasto sconcertato dal fatto che gli italiani non abbiano ben presente nella loro coscienza la gravità di vicende come quella della Guerra di Etiopia dove morirono centinaia di miglia di persone. Ecco, forse la Germania ha questo da portare all'Europa: la capacità di leggere la storia in maniera critica”. Per la verità, questa critica è stata anche stimolata in passato dagli studiosi e intellettuali europei che hanno messo in risalto la specificità storica dei totalitarismi e la domanda semmai potrebbe essere se quella storia, anche luttuosa e umiliante per la Germania, sia davvero faccenda chiusa. Schulze aggiunge che la caduta del Muro ‟non ha portato alla scomparsa dell'Est europeo, bensì dell'Occidente. Il 1989 ha aperto una nuova storia dell'Occidente, perché se due mondi sono intimamente intrecciati la fine di uno comporta il mutamento dell'altro. L'Occidente oggi non deve più giustificarsi di fronte all'Oriente per le proprie scelte politiche, economiche o militari. Ma questo ci espone a un pericolo: la globalizzazione porta alla ribalta nuovi paesi, la Cina e l'India per esempio, e a partire dal 1989 si è instaurata una sorta di egemonia dell'economico sulle forme di vita, per cui tutto, dalla cultura alla sanità, viene privatizzato. Ma la democrazia che fine ha fatto? Penso - conclude Schulze - che stiamo perdendo il volto umano dell'Occidente”.

Torna alle altre news >>