Code di risparmiatori accigliati e furibondi lunghe due o tre isolati. Titoli allarmistici, ‟dove sono finiti i nostri soldi?”, ‟panico nelle strade”, ‟trema il mondo finanziario”, sulle prime pagine dei giornali e in tivù. Perfino qualche accenno di violenza, come nel caso dell’anziana coppia che ha chiuso il direttore di una filiale nel suo ufficio, avvertendolo che non lo avrebbero lasciato uscire fino a quando non avesse consegnato, fino all’ultima banconota, il milione di sterline del loro deposito. Scene che ricordano i vecchi documentari in bianco e nero sulla Grande Depressione degli anni Trenta in America. Invece accade nel Regno Unito d’oggi, dove un’improvvisa crisi di liquidità nelle casse della Northern Rock, quinto istituto di credito britannico, specializzato nella concessione di mutui immobiliari, ha scatenato l’assalto agli sportelli da parte di migliaia di consumatori preoccupati di veder scomparire i propri risparmi. Nella sola giornata di venerdì, afferma il Financial Times, è stato ritirato così - e tramite le operazioni via Internet - un miliardo di sterline, quasi un miliardo e mezzo di euro, pari a circa il 5 per cento dei depositi complessivi della banca. La corsa a ritirare denaro è proseguita ieri in molte filiali rimaste aperte anche di sabato e attraverso i bancomat. La banca per ora vi ha fatto fronte, pur tra lentezze e qualche difficoltà, ma resta il timore che l’erosione dei fondi prosegua la settimana prossima e diventi impossibile fermarla. Nella migliore delle ipotesi si prevede l’acquisizione da parte di un’altra società, forse i Lloyds, che potrebbe approfittarne. Tentando di calmare le ansie dell’opinione pubblica è immediatamente intervenuta la Banca d’Inghilterra, che ha fornito alla Northern Rock la garanzia della liquidità necessaria. ‟E’la prova che i nostri conti sono in ordine, altrimenti la banca centrale non ci avrebbe dato questa rassicurazione, di cui comunque finora non abbiamo avuto bisogno”, ha reso noto un portavoce della banca. ‟Crediamo che la Northern Rock sia solvente, deve continuare a funzionare”, concorda in un comunicato la Financial Services Authority, l’organismo che regola il settore bancario. Ma tra il milione e 400 mila clienti della Northern Rock continua a serpeggiare il nervosismo. ‟Non me la sento di correre il rischio di lasciare i miei soldi sul conto e poi magari sentire di colpo in tivù che il problema è più serio e la banca ha chiuso, preferisco essere eccessivamente cauto e metterli al sicuro da un’altra parte”, dice uno dei risparmiatori in fila davanti a una delle settantadue filiali della Northern Rock, esprimendo un sentimento diffuso. Confermato dalla Borsa, dove venerdì il titolo della banca ha perso il 32 per cento del suo valore. In gioco non c’è solo il destino di una banca. Commentatori e analisti si chiedono se il panico per la Northern Rock non sia un campanello d’allarme per tutto il settore finanziario in un momento di generale incertezza sui mercati. Un allarme che risuona in modo particolare per gli istituti di credito specializzati nella concessione di mutui per l’acquisto di case, in Gran Bretagna come in America e altrove. Dopo un decennio di crescita vertiginosa, il boom immobiliare ha rallentato. Contemporaneamente, i tassi d’interesse, a lungo fermi, hanno ripreso a salire. Chi ha comprato una casa come investimento, nella speranza di pagare il mutuo con l’affitto versatogli da un inquilino, o chi l’ha presa per sé, spesso si sente preso tra due fuochi. E la disinvoltura di banche che hanno sfruttato il boom, concedendo prestiti a tutti, ora potrebbe ritorcersi contro di loro. ‟La Northern Rock dava prestiti fino a cinque volte l’ammontare del salario di chi li chiedeva e fino al 125 per cento del valore delle case, nonostante tutti gli avvertimenti sull’instabilità economica e il possibile calo delle quotazioni degli immobili”, accusa il Sun di Londra. E il Daily Telegraph se la prende con il primo ministro Gordon Brown, a suo dire colpevole di avere sostenuto nei suoi dieci anni come cancelliere dello Scacchiere, ossia ministro del Tesoro, ‟una bolla creditizia fondata su un senso di falsa prosperità, basata cioè non sull’aumento della produttività ma sui prezzi delle case e sui prestiti”. La paura di tutti è che ora la bolla possa scoppiare.
Enrico Franceschini

Enrico Franceschini

Enrico Franceschini (Bologna, 1956), giornalista e scrittore, è da più di trent'anni corrispondente dall’estero per “la Repubblica”, per cui ha ricoperto le sedi di New York, Washington, Mosca, Gerusalemme e attualmente Londra. Nel 1994 ha ricevuto il Premio Europa per le sue corrispondenze sul golpe di Mosca. Per Feltrinelli ha pubblicato La donna della Piazza Rossa (1994), Russia. Istruzioni per l’uso (1998), Fuori stagione (2006), Avevo vent’anni. Storia di un collettivo studentesco. 1977-2007 (2007), Voglio l’America (2009), L’uomo della Città Vecchia (2013) e Scoop (2017).

Vai alla scheda >>

Torna alle altre news >>