Doppio schiaffo all'amministrazione di George W. Bush in materia di politiche ambientali - per la precisione, del clima. Il primo è uno schiaffo diretto: un tribunale federale martedì ha ordinato alla Casa Bianca di pubblicare un rapporto scientifico completo sul cambiamento del clima. La sentenza è stata emessa a Oakland (San Francisco), e risponde a una querela presentata da tre organizzazioni ambientaliste - il Center for Biological Diversity, Friends of the Earth e Greenpeace. La giudice distrettuale Saundra Armstrong ha ordinato all'amministrazione Bush di pubblicare entro il prossimo 31 maggio un rapporto nazionale completo sui più recenti dati scientifici sul riscaldamento del clima e i suoi previsti effetti sull'ambiente, l'economia e la salute pubblica negli Stati uniti. Il governo federale, aggiunge la sentenza, ha il dovere di pubblicare un simile rapporto nazionale ogni quattro anni, in osservanza a una legge federale del 1990: l'ultimo però è stato pubblicato dall'amministrazione Clinton nel 2000.
Soddisfatti i commenti delle tre organizzazioni ambientaliste: la sentenza, dicono, è un vero e proprio rimbrotto a un'amministrazione che ha sistematicamente negato e sopresso l'informazione sul riscaldamento globale del clima. Gli avvocati difensori del governo avevano argomentato che sta all'amministrazione decidere quando pubblicare rapporti sul clima - argomento che la corte di Oakland ha respinto.
E' uno schiaffo indiretto, o perlomeno una forte pressione politica, anche l'annuncio venuto mercoledì dagli otto stati americani membri della Western Climate Initiative (‟Iniziativa occidentale per il clima”: dove ‟western” è un'annotazione puramente geografica perché gli stati in questione sono Washington, Arizona, California, New Mexico e Oregon (cioè la costa ovest statunitense), a cui si sono poi aggiunti British Columbia e Manitoba (la west coast canadese). Nata nel febbraio scorso, questa sorta di organizzazione regionale ora ha stabilito l'obiettivo comune di ridurre le emissioni di gas di serra del 15% rispetto al livello del 2005 entro l'anno 2020. ‟In assenza di una guida federale, gli stati e le province hanno preso iniziative in proprio per rispondere alla sfida globale del cambiamento del clima”, ha spiegato la governatrice dello stato di Washington Chris Gregoire mercoledì, annunciando l'obiettivo comune.
E' interessante: da qualche anno ormai la Casa Bianca è stata ‟scavalcata” da diversi stati e/o da amministrazioni cittadine degli Stati uniti che hanno cominciato a prendere iniziative per il risparmio energetico, porre limiti alle emissioni di gas di centrali elettriche e industrie, o varare piani per tagliare l'insieme delle emissioni di centrali elettriche, automobili, aree urbane e così via. Questo riguarda ormai un po' tutti gli Stati uniti (anche sulla costa est sono nate coalizioni analoghe a quella occidentale), e riguarda sia amministrazioni democratiche, sia repubblicane. La California di Arnold Schwarzenegger ad esempio ha varato un piano globale per tagliare le emissioni probabilmente all'avanguardia, e imposto ai fabbricanti d'auto di mettere sul mercato motori che consumano meno benzina per chilometro.
Il modello California ora è èreso come standard. L'altro giorno, quando hanno annunciato il loro obiettivo comune, i governatori degli otto stati hanno fatto esplicito riferimento al Intergovernmental Panel on Climate Change (Ipcc), il comitato scientifico intergovernativo delle Nazioni unite: ‟La scienza suggerisce che per ridurre in modo significativo le minacce derivate alla Terra dal cambiamento del clima bisogna ridurre globalmente le emissioni di anidride carbonica tra il 50 e l'85% entro il 2050 rispetto ai livelli correnti”, fanno notare. Per rispettare i propri obiettivi gli otto stati della Wci hanno stabilito un ‟registro delle emissioni” (allargato a una quarantina di stati, riserve native, province canadesi e stati messicani), e faranno anche campagna per ampliare le adesioni.
Marina Forti

Marina Forti

Marina Forti è inviata del quotidiano "il manifesto". Ha viaggiato a lungo in Asia meridionale e nel Sud-est asiatico. Dal 1994 cura la rubrica "TerraTerra" che riporta storie quotidiane in cui si intrecciano ambiente, sviluppo e conflitti. Ha ricevuto, nel 1999, il prestigioso premio "Giornalista del mese".

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