Se, camminando per strada, vi capitasse di imbattervi in un gruppo paramilitare che espone lo striscione "napoletani colerosi" e intona cori razzisti, chiamereste subito la polizia. Solo nel mondo del calcio questa normale, perfino ovvia reazione è tutt’altro che scontata. La decisione del giudice sportivo di chiudere (finalmente!) il settore dello stadio Meazza appaltato da anni agli ultras razzisti dell’Inter, è stata infatti accolta con prevalente stupore dal mondo del calcio nel suo complesso, e purtroppo anche dal presidente Moratti, che l’ha giudicata "molto severa" senza aggiungere neanche mezza parola sullo schifoso spettacolo offerto da un pezzo rilevante della "sua" curva. L’aspetto più sconcertante è che lo stesso Moratti è già stato pesantemente danneggiato, economicamente e moralmente, proprio da quel pezzo di curva, che ha fatto squalificare il Mezza per quattro turni europei. Viene dunque spontaneo chiedersi: quale terribile potere di ricatto devono avere, gli ultras razzisti dell’Inter e gli ultras in genere, per mettere in soggezione una persona come Moratti? E se ci sono industriali coraggiosi che si ribellano alla mafia per non pagare più il pizzo, quanto dobbiamo aspettare per vedere anche nel calcio qualcuno che si ribella alle cosche di curva?

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