Il Nobel Doris Lessing: "L’11 settembre? Peggio l’Ira"
di Juan Cruz, tratto da “la Repubblica”, 22 ottobre 2007


Peggio il terrorismo dell’Ira dell’11 settembre. Lo sostiene il premio Nobel per la Letteratura, Doris Lessing. “L’undici settembre fu terribile – afferma la scrittrice – però se uno rilegge la storia dell’Ira, quello che è successo agli americani non è poi così terribile”. E continua: “Qualche americano penserà che sono matta. Morirono molte persone, crollarono due edifici importanti, però non fu così terribile e così fuori dall’ordinario come loro credono. Sono un popolo molto ingenuo, o fingono di esserlo”. Ma lo scrittore irlandese O’Connor non è d’accordo: “Un paragone crudele, un Nobel non parli così”.
Quando si è saputo che l’autrice de Il taccuino d’oro e L’erba canta era il nuovo Nobel per la Letteratura, Doris Lessing si trovava in ospedale, accanto al figlio invalido che lei accudisce. Il premio, del quale si parla da decenni, non l’ha sorpresa. Le telefonate e le interviste si sono moltiplicate, ma lei accoglie questo repentino interesse con l’indifferenza con la quale vede la propria fama: sa che la popolarità è volatile.
Doris Lessing sta leggendo molto sulla Guerra civile spagnola, un episodio che suscitò una grande rabbia e interesse nella sua generazione. Parla di questa guerra con “la stessa rabbia” con la quale parla delle guerre che patirono i suoi genitori e sulla cui esperienza ha appena scritto un libro.

Come si sente ora, dopo la confusione del Nobel?
Me lo chiede seriamente? Ebbene, ho la tosse, problemi intestinali e una cistite. Ma oltre a questo, sto molto bene, grazie. È tutto dovuto allo stress. Lo stress del Nobel, il Nobel è molto stressante. Suona il campanello, arrivate voi per incontrarmi, il telefono non smette di squillare e così tutto il giorno. E il gatto è infastidito - si vede, no?

Lei ha portato qui suo figlio nel 1949, e gli ha fatto conoscere questo Paese. Com’era allora?
Mio figlio aveva allora due anni e mezzo e non credo che ricordi granché di quel che vide allora. Quello che trovai io arrivando fu un Paese devastato dalla guerra; molto diverso da come è oggi, così allegro colorito. Era molto cupo, pieno di edifici crepati, di posti dove erano cadute delle bombe; c’erano interi isolati totalmente distrutti; era desolante. Ed era molto difficile, molto difficile; non c’era abbastanza da mangiare, faceva freddo. Tutto è cambiato molto.

Per il meglio.
Sì, naturalmente.

La storia ha fatto diventare l’Inghilterra un Paese migliore. Ma il Paese dove lei è nata (la Persia, ora Iran) attraversa una situazione difficilissima…
Penso che l’Iran sia un disastro e, rispetto al Medio Oriente, mi auguro che tutti siano molto spaventati, perché vi sono delle buone ragioni per esserlo. Odio il governo iraniano. È un governo malvagio e crudele. Guardi quello che è accaduto al suo presidente a New York. Alla Columbia University lo hanno chiamato malvagio e crudele. Fantastico! Avrebbero dovuto dirgliene di più. Nessuno lo critica perché ha il petrolio ed è per questo che il nostro adorabile governo britannico indora la pillola all’Iran: per via del petrolio.

Come Putin.
Per lo stesso motivo, perché vogliono il petrolio. E lei si aspetta che i governi siano morali! Non lo sono, nessun governo lo è. È vergognoso, ci fanno provare vergogna.

Gli Stati Uniti faranno guerra all’Iran a causa del nucleare?
Non sono un profeta. Se io mi trovassi in Iran penserei: perché non dovremmo usare il nucleare a fini pacifici? Tuttavia, non penso neanche per un momento che questi fini siano pacifici, solo che non possiamo provarlo. È un maledetto imbroglio. E il Medio oriente è un disastro, lo sappiamo tutti e non so chi potrebbe trovare una soluzione.

L’Afghanistan. Lei lo ha visitato, ha denunciato quello che stava accadendo. Vede ciò come una conseguenza degli attentati dell’11 settembre?
Lo vedo con una conseguenza dell’invasione russa dell’Afghanistan. L’11 settembre non ha avuto lo stesso ruolo dell’invasione sovietica. Ciò che io ho visto in Afghanistan è la conseguenza dell’invasione sovietica, che sfociò in un disastro. Ho potuto parlare con delle donne e anche con dei soldati. La maggior parte dei giornalisti non ha mai visto le donne, così posso dirle che l’invasione sovietica in Afghanistan è stato uno dei peggiori crimini dei nostri tempi. E forse occorrerebbe ricordarlo: la Gran Bretagna fu sconfitta tre volte dagli afgani nel secolo XIX. Da voi la gente non è tenuta a saperlo, ma noi dovremmo saperlo e ricordarlo. Che cosa stiamo facendo là? Ci hanno sconfitto tre volte. È una follia. Siamo gente folle.

Lei ha incontrato le donne afgane…
Le condizioni delle donne erano spaventose. I guerriglieri erano sfiniti, non avevano scarpe, combattevano nella neve. Una guerra terribile. E i russi, sa?, non sono molto buoni. Non so come fossero ai tempi della Seconda guerra mondiale, ma so che in Afghanistan sono stati tremendi. Gli ufficiali trattavano i soldati così male che questi bevevano liquido per i freni, invece di alcool, e vendevano le proprie armi per poter comprare della droga. Non so come siano ora i soldati russi, ma in Afghanistan sono stati tremendi.

L’11 settembre, l’11 marzo (gli attentati ai treni a Madrid), gli attentati di Londra, la Spagna che continua a subire l’Eta. Lei ha scritto molto sul terrorismo.
E qua abbiamo avuto l’Ira. Sa cosa dimentica la gente? Che l’Ira attentò con bombe contro il nostro governo, che uccise molte persone, anche mentre si celebrava una convention dei Conservatori alla quale partecipava il primo ministro Margaret Thatcher. La gente dimentica. L’11 settembre fu terribile, ma se si ripercorre la storia dell’Ira, gli attentati in America non appaiono così tremendi. Un americano penserebbe che sono pazza. Hanno perso la vita molte persone, sono crollati due edifici prestigiosi, ma non è stato così tremendo, così straordinario come loro credono; sono gente molto ingenua, o fingono di esserlo.

Nella risposta all’11 settembre, c’è una foto famosa: Bush, Aznar, Blair…
Ho sempre odiato Tony Blair, fin dall’inizio. Molti di noi lo odiavamo. Credo che sia stato un disastro per la Gran Bretagna, e lo abbiamo subito per molti anni. L’ho detto da quando fu eletto: è un piccolo showman che ci caccerà nei pasticci, e lo ha fatto. Quanto a Bush, è una calamità mondiale, nel mondo nessuno ne può più di quell’uomo. O è stupido oppure è molto furbo, anche se c’è da tenere presente che appartiene a una classe sociale che dalle guerre trae molti benefici.
(Copyright El Pais/La Repubblica. Traduzione di Guiomar Parada)

Doris Lessing

Doris Lessing

Doris Lessing (1919-2013) è nata a Kermanshah, in Iran, e ha vissuto fino a trent’anni in Zimbabwe (allora Rhodesia). Nel 1949 si è definitivamente trasferita in Inghilterra. Feltrinelli ha pubblicato: L’abitudine di amare (1959), Il taccuino d’oro (1964), Il diario di Jane Somers (1986), La brava terrorista (1987), Se gioventù sapesse (1988), Il quinto figlio (1988), Racconti africani (1989), L’altra donna (1991), Martha Quest (1991), Un matrimonio per bene (1992), Racconti londinesi (1993), Echi della tempesta (1994), Sorriso africano. Quattro visite nello Zimbabwe (1994), Amare, ancora (1996), Ben nel mondo (2000), Il sogno più dolce (2002), Le nonne (2004), Alfred e Emily (2008), Gatti molto speciali (2008; edizione illustrata 2017), la sua autobiografia Sotto la pelle (2019), e, nella collana digitale Zoom, Passerotti (2011). In Italia sono stati inoltre pubblicati i romanzi fantastici Pianeta 8 (Lucarini, 1989), Discesa all'inferno (Tropea, 1996; Fanucci, 2009), Mara e Dann (Fanucci, 2004), La storia del generale Dann, della figlia di Mara, di Griot e del cane delle nevi (Fanucci, 2005), Una comunità perduta (Fanucci, 2008), Un luogo senza tempo (Fanucci, 2008) e Un pacifico matrimonio (Fanucci, 2009). Ha vinto il premio internazionale Grinzane Cavour “Una vita per la letteratura” nel 2001 e il premio Nobel per la letteratura nel 2007.

 

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