Mare di folla, lacrime, petali di rosa, bandiere, giubilo e ancora folla: c'è stato tutto questo ieri per le strade di Karachi, la metropoli del Pakistan affacciata sul mare Arabico, elettrizzata per il ritorno della ex premier Benazir Bhutto salutata da una folla di oltre 250mila persone. Poi è arrivato il sangue. In serata due esplosioni sono avvenute nei pressi del convoglio della ex premier. Le prime informazioni parlano di 30, forse 35 morti, e secondo la polizia in almeno un caso si tratta di attacco suicida.
E' finita così in tragedia una giornata cominciata come celebrazione popolare per la ex premier, che ieri ha messo fine a un esilio auto-imposto durato otto anni. Quando l'aereo che portava Benazir è atterrato a Karachi, nel primo pomeriggio, la folla in attesa da ore è esplosa in canti e urla mettendo a dura prova il servizio d'ordine (imponente: ieri 20mila uomini delle agenzie di sicurezza erano dispiegati a Karachi). Benazir ha risposto con le lacrime: baciando il Corano ha detto ‟ringrazio dio, sognavo questo giorno”.
Poi si è avviata verso la città: ci sono volute ore, in piedi su un veicolo blindato e a prova d'esplosione (lei però ha rifiutato di sedersi dietro il vetro antiproiettile), circondata dalla marea umana, vegliata da 5.000 militanti del Partito popolare di cui è la presidente. I servizi di sicurezza avevano segnalato almeno 3 minacce di attenatto-suicida da parte di gruppi legati a al Qaeda e Taliban.
Una processione ha accompagnato Bhutto fino al mausoleo di Ali Jinnah, fondatore e primo presidente del Pakistan. Persone venute da un po' tutto il paese, con pulman e camion organizzati dagli attivisti del partito. Uno show personale di popolarità.
Prima di imbarcarsi, a Dubai, Benazir Bhutto aveva dichiarato che ‟il Pakistan si trova al bivio tra democrazia e dittatura”. In effetti erano anni che prometteva di tornare in patria e combattere il governo militare. Infine Benazir torna: ma grazie a un compromesso con il generale Parvez Musharraf, che ha preso il potere nell'ottobre del 1999 dopo aver deposto un premier eletto, Nawaz Sharif. Accordo voluto e spinto dagli Stati uniti, che continuano a considerare il generale Musharraf un alleato indispensabile nella ‟guerra al terrorismo” ma vedono con preoccupazione la sua perdita di consenso interno: nell'ultimo anno il generale ha fronteggiato almeno due sfide, quella costituzionale (la rivolta di avvocati e opinione pubblica urbana contro il tentativo di manipolare la Corte suprema) e quella delle forze religiose estremiste. E sembra perderle entrambe.
Benazir dunque torna come potenziale alleata dello stesso Musharraf: e questo mette a disagio molti dei suoi sostenitori. Forse per questo, in queste ore si è premurata di ripetere che non c'è alcun accordo fatto tra lei e il generale.
Il ritorno della figura politica più popolare del Pakistan è un passaggio di una ‟transizione” ancora incerta. Bhutto aveva lasciato il Pakistan nel '99, poco dopo il golpe di Musharraf, per sfuggire a pesanti incriminazioni per corruzione. Accuse politicamente motivate, si è sempre difesa lei. Del resto il generale Musharraf aveva subito fatto arrestare e processare anche l'ultimo premier: poi nel 2000 anche Sharif ha accettato di andare in esilio in cambio della scarcerazione (la Corte suprema di recente ha sentenziato che ha il diritto di tornare: ma quando lo ha fatto, in settembre, Sharif è stato arrestato ed espulso).
Bhutto torna senza rischiare la galera grazie a un decreto di ‟riconciliazione” emesso il 4 ottobre dal presidente Musharraf, che offre l'amnistia per i reati di corruzione compiuti da premier e alti funzionari negli anni in cui lei e il marito erano al governo. Il decreto è stato impugnato presso la Corte suprema, che dovrà stabilire se l'amnistia è costituzionale. Nel frattempo Musharraf si fatto rieleggere presidente, il 6 ottobre, ma la Corte Suprema deve ancora pronunciarsi sulla costituzionalità del suo mandato. Tutta l'opposizione, inclusa Bhutto, chiedeva che fosse il nuovo parlamento a eleggere il nuovo presidente: le elesioni generali sono previste in gennaio. Musharraf ha intanto accettato di lasciare l'uniforme militare il 15 novembre (è probabilmente parte del compromesso fatto con Bhutto).
Una transizione assai contorta. Ma ieri la Borsa di Karachi ha festeggiato con un rialzo dell'uno per cento: in fondo, con un generale che regge il potere vero e una premier civile tutti si aspettano stabilità.
Marina Forti

Marina Forti

Marina Forti è inviata del quotidiano "il manifesto". Ha viaggiato a lungo in Asia meridionale e nel Sud-est asiatico. Dal 1994 cura la rubrica "TerraTerra" che riporta storie quotidiane in cui si intrecciano ambiente, sviluppo e conflitti. Ha ricevuto, nel 1999, il prestigioso premio "Giornalista del mese".

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