La parola ‟siccità” compare sempre più spesso, sulla stampa statunitense. E con buona ragione: le riserve d'acqua stanno declinando in modo pericoloso in particolare negli stati meridionali Usa. Gli stati sud-orientali si trovano per la prima volta da 100 anni in una situazione che i climatologi definiscono ‟siccità grave”, e alcune città prevedono che tra pochi mesi non sapranno come rifornire i propri acquadotti. Dalla Carolina settentrionale all'Alabama, e un susseguirsi di sindaci che appelli a non sprecare acqua e ordinanze che vietano di annaffiare i giardinetti. La cosa fa scalpore, perché è una regione abituata piuttosto a grandi piogge e uragani: la penuria d'acqua coglie di sorpresa. Eppure, a scorrere i giornali in questi ultimi giorni, è un susseguirsi di allarmi: èer il secondo anno consecutivo le piogge sono state scarse. E ora, dopo mesi di cieli blu e senza nubi, laghi e reservoirs che riforniscono città piccole e grandi si stanno svuotando. In tutta la Georgia settentrionale è ormai vietato annaffiare i giardini o lavare l'automobile davanti a casa, gli autolavaggi sono costyretti a chiudere, e molti allevatori vendono le mandrie perché i pascoli stanno seccando. A Atlanta la settimana scorsa il sindaco Shirley Franklin ha fatto appello ai cittadini a conservare acqua, autolimitarsi: la Georgia non aveva mai conosciuto una situazione così grave. Per il North Carolina e il Tennessee è l'annata più secca da quando esistono dati storici, per l'Alabama e il Kentuky ci siamo vicini. E l'ultima stagione di uragani, tra la tarda primavera e l'estate, non è neppure servita a ricostituire le riserve naturali da cui attingono gli acquedotti urbani (e i sistemi di irrigazione nelle zone agricole).
Le cose non vanno meglio negli stati sud-occidentali, dal bacino del fiume Colorado fino alla California, che pure sono abituati a far fronte al clima semi-arido. Il fiume Colorado, alimentato dallo scioglimento delle nevi delle Montagne Rocciose, registra una portata d'acqua molto ridotta: e da quell'acqua dipendono circa 30 milioni di persone in Colorado, Utah, Wyoming, New Mexico, Arizona, Nevada e California (meridionale). Il volume della neve invernale sulla Sierra Nevada ha toccato il livello più basso degli ultimi 20 anni - e quella neve fornisce gran parte dell'approvvigionamento idrico della California settentrionale. Il lago Mead, un enorme reservoir tra Arizona e Nevada che assicura quasi tutta l'acqua di cui si serve la città di Las Vegas, è per metà vuoto.
Sperare nella pioggia? Certo, tutti ci sperano. Ma la siccità di questi mesi sembra rimandare a cambiamenti più a lungo termine: un lungo servizio pubblicato domenica dal New York Times Magazine definisce la penuria d'acqua dolce ‟l'altro” problema idrico legato al cambiamento globale del clima. Altro, nel senso che tra gli effetti del riscaldamento del clima si parla più spesso dell'innalzamento del livello degli oceani dovuto allo scioglimento dei ghiacci polari.
I mari che sommergono linee costiere sono una prospettiva allarmante, anche perché le regioni costiere e dei delta fluviali sono di solito tra le più densamente popolate al mondo. Non è meno preoccupante però la prospettiva di grandi regioni interne che restano a secco. Secondo le più ottimistiche previsioni per il prossimo mezzo secolo, ad esempio, il volume delle nevi sulla Sierra Nevada è destinato a dominuire stabilmente tra il 30 e il 70 percento rispetto a oggi, sostiene Stephen Chu, direttore del Lawrence Berkeley National Laboratory (e Nobel per la fisica nel 1997), citato dal Nyt Magazine. Ovvero, la California settentrionale dovrà razionarsi l'acqua in modo stabile. Lo stesso vale per le Montagne Rocciose da cui nasce il fiume Colorado: al punto che le falde idriche nella regione sono sempre più basse. Inutile dire che la penuria d'acqua fa sorgere conflitti d'interesse: tra usi urbani e usi agricoli, e tra città più o meno ‟potenti” (dunque in grado di accaparrarsi le scarse riserve disponibili). Sperare nella pioggia sembra un po' poco.
Marina Forti

Marina Forti

Marina Forti è inviata del quotidiano "il manifesto". Ha viaggiato a lungo in Asia meridionale e nel Sud-est asiatico. Dal 1994 cura la rubrica "TerraTerra" che riporta storie quotidiane in cui si intrecciano ambiente, sviluppo e conflitti. Ha ricevuto, nel 1999, il prestigioso premio "Giornalista del mese".

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