La signora Lessing, premio Nobel per la letteratura, è stata festeggiata da parecchi quotidiani come una "pentita" dell’impegno politico e dell’ideologia. E’ stato dunque molto divertente leggere ieri un’intervista, rilanciata dai media di mezzo mondo, nella quale Doris Lessing sembra la zia estremista di Vanessa Redgrave, dice cose tremende su Blair ("lo odio"), su Bush ("una calamità mondiale"), e ridimensiona l’undici settembre con il cinismo politico di un militante antioccidentale. Le due Lessing, messe a confronto, non si assomigliano per niente. Tanto da far temere che siano entrambe (la pompiera e l’incendiaria) approssimazioni molto casuali di una figura che sfugge alle classificazioni da inchiestina glamour su impegno e disimpegno. Piuttosto, il repentino mutamento di immagine di Doris Lessing, almeno sui media italiani, lascia intendere che il pericolo maggiore, per un intellettuale, oggi non viene più dalla disciplina di partito, quanto dall’intrusività dei media. Non si sa quale sorte sia peggiore. Se ti arruolava un partito potevi sempre scamparla, in età matura, dicendo che poteva bastare, mollavi l’impegno e ti dedicavi alle ortensie. Ma se ti arruolano i media, è per la vita: qualunque cosa pensi o scrivi, è sempre buona per reggere un titolo.

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