Il Municipio di Bologna ha fatto ripulire via Zamboni dai graffiti. I graffitari hanno già annunciato che la ridipingeranno come pare a loro, e che l’odioso sindaco Cofferati non si permetta mai più. Il Municipio di Bologna rappresenta la città. I graffitari rappresentano loro stessi. Ovvio che negli ultimi vent’anni i graffitari abbiano stravinto: gli interessi privati e le pulsioni individuali hanno travolto gli interessi pubblici ovunque e ad ogni livello. I muri di molte città italiane sono stati di fatto privatizzati da chi desidera lasciare traccia del proprio passaggio, e francamente se ne fotte se altri preferirebbero vedere quel muro pulito, o appena velato da quella bava di fuliggine alla quale siamo tanti affezionati. Per colmo della confusione, un gesto di destra come l’appropriazione di ciò che è di tutti, passa per "libertario", mentre il disperato tentativo di una città di difendere la sua identità pubblica viene bollata di "repressione". La morte del concetto di collettività fa sì che molti dei gesti compiuti nel nome di evidenti interessi pubblici (per esempio, pulire i muri di una via) passano per mostruoso arbitrio del Potere. Forse l’unica scappatoia che resta, per uno come me, è scrivere di notte sui muri: "i writers sono di destra".

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