Ma se quei due ragazzi che a Bormio hanno investito e ucciso in motocicletta un bambino, a luci spente su una pista ciclabile, uno senza casco, l’altro (quello alla guida) minorenne, fossero stati rom o stranieri, che cosa sarebbe successo? Quanta voglia di linciaggio, quante urla sguaiate, quanta smania di galera, quanti titoli violenti sui giornali, quanti politici che vanno a raccattare un po’di lacrime e di rabbia da trasformare in voti? Fortuna che sono due ragazzi "dei nostri". Fortuna che a compiere quella tragica cazzata sono stati figli della nostra stessa storia sociale, del nostro stesso rattrappimento culturale, e guardando le loro facce spaventate possiamo riconoscere il nostro album di famiglia. Fortuna, dico, perché al "normale" dolore di una tragedia così stupida non siamo costretti ad aggiungere il disgusto e la paura per il crescente clima di razzismo e la voglia di forca. Questi due italianucci fanno rabbia e fanno pena, come tutti i precari, confusi, pericolosi adolescenti che ci circolano attorno. Pensiamo ai genitori distrutti, al loro difficile futuro, al panico e al rimorso che cadono addosso. Pensiamo ai nostri figli. Ma staremmo pensando le stesse cose, se i due fossero stati stranieri?

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