L´espressione "il clima politico è incandescente" (frequentissima in questi giorni) sarebbe molto più grave e preoccupante se il clima politico di questo Paese fosse mai stato tiepido o anche solo calduccio. Così non è. Da diversi anni, qualunque sia l´argomento all´ordine del giorno - immigrazione, economia e finanze, sicurezza, perfino la nomina di un capostruttura della Rai - ci si urla l´un l´altro che la misura è colma, la Costituzione in ginocchio, la Repubblica in agonia. Tanto da far sorgere il sospetto che questo costante soprattono, questa nevrastenia da scena madre, siano una specie di difetto di dizione oramai endemico nel "teatrino della politica" (e dei media). Forse basterebbe che una delle tante scuole di recitazione del Paese (ce ne sono delle ottime) accogliesse almeno i più volonterosi tra i politici, spiegando che la variazione dei toni e dei registri è fondamentale per mantenere desta l´attenzione del pubblico. Se uno sbraita per ore senza riprendere fiato, fa la figura del guitto e non viene preso sul serio. E il classico rischio, così ben detto nel famoso apologo di "al lupo! al lupo!", è che ove l´incendio ci fosse davvero, tutti rimarrebbero seduti al proprio posto perché ormai non ci credono più.

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