L’editoriale di Mario Pirani pubblicato ieri su questo giornale mi ha fortemente colpito, e vorrei dire turbato. Era insolitamente drastico e, temo, terribilmente vero. Volendo riassumerne il senso, spero non troppo rozzamente: il fondamento della democrazia repubblicana, che è l’antifascismo, è stato demolito mattone dopo mattone. Di conseguenza, non esistono più anticorpi politici e culturali in grado di neutralizzare i veleni vecchi e nuovi che minacciano l’identità democratica del Paese: dall’antipolitica al razzismo al secessionismo al tifo ultras, più varie ed eventuali, ogni forma di odio anti-statale è sdoganata. E ogni malattia può attecchire e può essere mortale. Poiché Pirani non è certo inquadrabile nelle categorie del "massimalismo" o del "vetero-marxismo" entro le quali si ha l’abitudine (censoria, ma soprattutto stupida) di rottamare ogni analisi non pacificata, mi domando in quale nicchia liquidatoria possiamo collocarlo per evitare di guastarci il weekend. Pessimista a causa dell’età matura? Brutto carattere? Troppo influenzabile dai cattivi auspici? Nessuna di queste ipotesi, comunque, basta a fugare il dubbio che Pirani abbia ragione.

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