Si segue lo squasso del centrodestra con qualche civile apprensione, trattandosi di mezza Italia e dunque, in un certo senso, di metà di noi. Non che si vogliano dispensare buoni consigli, per carità. Ma certo fa una notevole impressione vedere e sentire che molti degli annosi alleati di Berlusconi ora dicono di lui, più o meno, le stesse cose che pensiamo da sempre, e ogni volta che le dicevamo era perché siamo faziosi, ossessionati, eccetera. Ora anche i non faziosi e non ossessionati Fini e Casini (e perfino il diafano Cesa, che pensavamo scomparso in qualche selva romana) dicono che quel signore è prepotente, populista, che spadroneggia, svillaneggia gli alleati, che si pensa Unico e Perfetto, che considera la politica non un terreno comune ma un campetto privato, che per un applauso darebbe la propria anima e anche quella altrui, insomma che la democrazia e le sue regole per lui non sono un' occasione ma un problema. Da un certo punto di vista, siamo al "meglio tardi che mai". Da un altro, spiace che ci siano voluti una quindicina d' anni per prendere le misure a un guaio del genere. Potremmo concludere che sono cavoli loro, non fossero stati, amaramente, anche cavoli nostri.

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