Preoccupazione a Parigi per il turismo papale di Sarkozy, che ha deposto ai piedi di Benedetto XVI le "radici cristiane della Francia". Non sono abituati, i nostri cugini, a quella promiscuità tra Stato e Chiesa che da noi è una regola quotidiana, da loro un incidente molto occasionale. Da parecchi secoli (ben prima della Rivoluzione francese fu l’assolutismo a sciogliere la Nazione da ogni vassallaggio politico nei confronti della religione) il problema, in Francia, non si pone. E dunque l’ansia dei laici francesi, specie agli occhi di noi italiani, suscita quasi tenerezza. Il Presidente tornerà a Parigi, rivedrà l’Eliseo e Carla Bruni, dimenticherà il Papa, così come lo dimenticano i media francesi che dedicano alle cose vaticane forse la ventesima parte del nostro spazio. Pluridivorziato e attualmente concubino, il presidente francese non pare comunque un campione indiscusso di "radici cristiane": e in questo, si sa, è in folta compagnia, specialmente a destra. Questa assoluta, allegra vaghezza etica, così moderna, e nel suo caso così parigina, rende meno minacciose le radici cristiane medesime. Così relative, così lasche, che ne possono parlare perfino gli sfasciafamiglie.

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