Di tutte le cose lette e sentite su camion e camionisti, quella che mi ha letteralmente sbalordito è questa: il quaranta per cento dei tir italiani (quasi la metà) viaggia senza carico. Immaginatevi con quali conseguenze sui costi e sull’inquinamento. La categoria è talmente sminuzzata (si parla di oltre centomila micro-aziende) che non è minimamente in grado di programmare il lavoro con razionalità e lungimiranza. Chi scarica (mettiamo) a Lecce partendo da Milano non ha nessuna garanzia di trovare in Puglia un altro carico da riportare al Nord. E viceversa. Se le associazioni dei camionisti, che si sono dimostrare tanto efficienti nell’organizzare la paralisi del Paese, avessero provveduto in tutti questi anni a razionalizzare il loro lavoro, usando l’informatica e la solidarietà di categoria, uscendo dalla ridicola e gretta logica del "padroncino" (che in realtà è solo un proletario che si illude di poter fare da sé) probabilmente non si sarebbe arrivati ai penosi giorni appena trascorsi. Il gran capo dei camionisti Uggé, amicone di Berlusconi e deputato di Forza Italia, ha la mentalità dell’agitatore ma non quella dell’imprenditore.

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