Povera vecchia omeopatia. Autorevoli pubblicazioni scientifiche la riducono a futile moda, quasi una superstizione. Non ho niente di specifico da obiettare, sono di quelli che hanno bisogno di ragione e di scienza come del pane, in questo evo che tende al magico e al reazionario. Tornassi indietro farei biologia o fisica, altro che Lettere Moderne, e studierei Darwin e i ragazzi di via Panisperna. Però. C’è un però. Al quale nessuna pubblicazione scientifica (autorevole, naturalmente) è ancora riuscita a rispondere. L’omeopata è in genere gentile. Ti ascolta. Ti guarda. Ti fa sentire una persona e non un sintomo, un essere vivente e non una malattia. Fior di professoroni della medicina "ufficiale" (che tendo a considerare la sola vera medicina) non sanno neanche da che parte cominciare per instaurare un rapporto umano appena decente con chi gli sta di fronte. Sono fresco reduce da una visita specialistica con un odioso, supponente, gelido luminare che saprà tutto delle "sue" malattie, ma non gliene frega niente di chi le porta addosso. La fortuna dell’omeopatia sarà forse esagerata, ma è merito, in gran parte, della sciocca insensibilità di tanti mediconi pieni di potere, e poveri di umanità.

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