Come possiamo aiutare gli americani, popolo così nevralgico per il presente e per il futuro del mondo, a rendere più amabile la loro maniera - così particolare - di stare in mezzo agli altri? È una domanda che dovremmo farci più spesso. Per esempio, quando leggiamo sul prestigioso New York Times lo struggente articolo di una studentessa americana (figlia di una "grande firma" di quel giornale), in Italia per ragioni di università, che racconta quanto è difficile reggere il "clima ostile agli americani" nato dopo il delitto di Perugia. L’ipotesi è bizzarra. Ma è l’attendibilità di chi la formula a crollare poche righe dopo, quando la signorina spiega di vivere con una certa paura il suo soggiorno a Bologna, "buia cittadina medievale". Quanto al "medievale", si suppone che il Medio Evo, per uno studente americano, sia tutto ciò che è accaduto prima di Elvis Presley. Per il resto, si capisce che rispetto a una strada statale americana che corre tra due oceani di blue-grass e qualche drugstore, tutto può apparire un oscuro e minaccioso dedalo. È che a volte basta chiedere informazioni al tabaccaio, e comperare una cartina stradale all’edicola, per orientarsi a meraviglia.

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