Leggo con stima e sollievo le autorevoli voci laiche (come Umberto Veronesi su questo giornale e Gian Enrico Rusconi sulla Stampa) che a vario titolo replicano all’offensiva "devota" su aborto e molto altro. Sono voci che provengono da un campo duramente sconfitto negli ultimi anni: non una delle impostazioni di legge che dispiacessero al Vaticano, da quella sulla fecondazione assistita a quella sulle unioni civili, ha potuto sopravvivere all’avvampante moralismo e all’azione congiunta dei devoti di entrambi gli schieramenti. Per dirla con una battuta, non si muove foglia che la Cei non voglia. In questo quadro, fa davvero specie notare come i toni dei vincitori, a partire da quelli di molti vescovi, siano spesso querimoniosi e vittimistici, come se a parlare fosse una povera minoranza soccombente ed esclusa, naufraga nel mare del laicismo imperante. Questa capacità di passare da vittime non essendolo ha qualcosa di perfettamente diabolico. Se solo credessi nel diavolo.

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