Tutti gli schemini e le "facilities" della mia ideologia di gioventù tornano a galla, come il grasso nel brodo, quando vengo a sapere, per esempio, che George Bush è andato dai sauditi a vendere venti miliardi di dollari di armamenti. Dico, venti miliardi di dollari, quanti ne basterebbero a trasformare il Sahara in un fottuto campo da golf da diciottomila buche.
Nel tempo ho imparato a diffidare delle spiegazioni troppo facili. Non così, evidentemente, il presidente degli Stati Uniti, per il quale spiegare il mondo è invece facilissimo: gli arabi si dividono in quelli che fanno affari con te e quelli che non vogliono farli. In Arabia Saudita la democrazia è una barzelletta, ce n’è meno che in Iran, e le donne sono trattate anche peggio. Ma il re è tanto una cara persona, soprattutto quando firma i protocolli sulle forniture militari. Per questo Bush e i suoi amici sauditi erano così felici: a differenza di noi, che consideriamo la vita molto complicata e il mondo un rebus irresolubile, loro la fanno semplice. Amano i miliardi, le armi, il potere e giocare con la sciabola, come i ragazzini. A sessant’anni suonati, è una bella fortuna.

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