Ci dessero in pasto, almeno, scandali nuovi, vizi aggiornati. Il succo del caso Mastella si chiama "clientelismo", ed è vecchio come il cucco. La raccomandazione del cognato o dell’attricetta, ai non più giovani, fa tornare in mente il teatro leggero di quarant’anni fa, Renato Rascel, Macario, le blue-bell piumate che fanno ala al comico con la brillantina sui capelli.
E inoltre. I rifiuti di Napoli sono già protagonisti, da secoli, delle storielle su Franceschiello e la plebe. La litigiosità dei politici italiani rimanda inevitabilmente alle risse tra borghi e contrade, volendo essere recentissimi allo Strapaese. La crisi dell’Alitalia è stata definita "agonia" già una ventina d’anni fa e da allora almeno una cinquantina di volte, forse lo stesso Lindbergh la presagì. Infine il leghista Castelli che, in tivù, dice di non capire una parola di quello che ha appena strillato il procuratore generale di Santa Maria Capua Vetere (e duole dirlo, ha ragione Castelli) è puro repertorio da cabaret del dopoguerra, con il terùn e il ragiunatt che proprio non riescono a capirsi. E in cinquant’anni, ancora non si sono attrezzati per capirsi.

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