‟Ai membri della mia piccola tribù, che mi hanno permesso di raccontare le loro vite”: con queste parole Isabel Allende apre il suo nuovo romanzo, La somma dei giorni. Poche dediche risultano più sincere di questa. Invero, non si tratta precisamente di una novità perché, con limitate eccezioni, la Allende ha passato gli ultimi anni della sua carriera a offrire al suo grande e ormai internazionale pubblico, le vicende di quanti la circondavano. Si trattava, come si tratta ora, di una vera e propria tribù a Nord di San Francisco, ‟tra colline dorate in estate e color smeraldo in inverno, sulla sponda occidentale dell'immensa baia”, formatasi da quando la Allende, lasciato il primo marito e due figli grandi, Paula e Nico, innamoratasi di un avvocato americano, conosciuto durante una delle sue innumerevoli presentazioni, aveva deciso di ‟chiedere la sua mano” (infatti Willie, dopo vari matrimoni e diversi figli, fatalmente drogati, al matrimonio era un po' riluttante) e trasferirsi negli Stati Uniti.
La tribù fu colpita da una tragedia dalla quale, in certo senso, non si è mai ripresa, ed è la perdita di Paula, vittima di una malattia rarissima, che la Allende ha raccontato in un libro struggente nel 1995. E Paula non soltanto nel ricordo della madre, ma nei riti, a volte buddisti, a volte semplicemente funerari, è ancora qui... Quest'ultimo libro ruota ancora intorno a lei e rimane a testimoniare come in una vita fitta di eventi possa ancora dominare l'assenza o la presenza di una persona amata.
Circa dieci anni fa, nel presentare a Roma Isabel Allende come vincitrice del Premio Speciale Donna-Città di Roma, ebbi a sottolineare come si trattasse di una ‟scrittrice con famiglia” proprio come lo era stata, più di un secolo prima, un'altra donna, da lei diversissima, George Sand. È un paragone di cui, confesso, non mi pento affatto perché, a quanto mi sembra si è venuto rafforzando attraverso gli anni e, a confermarlo, c'è proprio oggi questa Somma dei giorni. Certo, la Sand, nota non soltanto per i suoi romanzi, per la sua sterminata corrispondenza e per i suoi rapporti con grandi intellettuali quali, ad esempio, lo stesso Flaubert, non avrebbe mai parlato di tribù. Ma le pene per i contrasti, per le assenze che la circondavano, la necessità di provvedere in prima persona al benessere dei suoi cari e, soprattutto, le morti e le assenze erano le stesse di quelle di oggi.
Le due linee principali del romanzo della Allende sono, in certo senso, regolarità e trasgressione: ha inizio un otto gennaio, data fatale per una scrittrice che è abituata a iniziare cosìl'anno. sempre sorretta peròdalla sua efficientissima agente spagnola. È inutile nascondersi che anche il secondo matrimonio della Allende è percorso da terribili inquietudini personali che si traducono in tentazioni di divorzio. Ma, a svuotarle, rimangono due elementi: innanzi tutto lo straordinario rapporto fisico e amoroso con Willie e, un giorno, l'aiuto di uno psicoanalista, che definisce le avventure della tribù come ‟disgrazie”. La consapevolezza che l'assistenza a tanti figli e nipoti, a una figliastra succube dell'Aids, che lascia una bambina prematura e malata, la conversione di una nuora rigorosissima al lesbismo, non siano propriamente passeggiate, dà alla coppia Willie Isabel la forza di resistere e al lettore l'incanto di un raccontare variato e spesso umoristico.
Ma forse, tra le tante, l'immagine da conservare è quella offerta dalla stessa Allende in veste di portabandiera ai Giochi Olimpici internazionali del 2006 a Torino: ‟Sofia Loren camminava davanti a me. È più alta di me di una spanna abbondante, senza contare quella massa di capelli ondulati, e camminava con l'eleganza di una giraffa nella savana, tenendo la bandiera sopra alla spalla. lo trotterellavo dietro sulla punta dei piedi, con il braccio teso di modo che la mia testa rimaneva sotto la maledetta bandiera”.
Isabel Allende

Isabel Allende

Isabel Allende è nata a Lima, in Perù, nel 1942, ma è vissuta in Cile fino al 1973 lavorando come giornalista. Dopo il golpe di Pinochet si è stabilita in Venezuela e, successivamente, negli Stati Uniti. Con il suo primo romanzo, La casa degli spiriti del 1982 (Feltrinelli, 1983), si è subito affermata come una delle voci più importanti della narrativa contemporanea in lingua spagnola. Con Feltrinelli ha pubblicato anche: D’amore e ombra (1985), Eva Luna (1988), Eva Luna racconta (1990), Il Piano infinito (1992), Paula (1995), Afrodita. Racconti, ricette e altri afrodisiaci (1998), La figlia della fortuna (1999), Ritratto in seppia (2001), La città delle Bestie (2002), Il mio paese inventato (2003), Il Regno del Drago d’oro (2003), La Foresta dei pigmei (2004), Zorro. L’inizio di una leggenda (2005), Inés dell’anima mia (2006), La somma dei giorni (2008), L’isola sotto il mare (2009), Il quaderno di Maya (2011), Le avventure di Aquila e Giaguaro (2012), Amore (2013), Il gioco di Ripper (2013), L'amante giapponese (2015), Oltre l'inverno (2017), Lungo petalo di mare (2019). Negli Audiolibri Emons Feltrinelli: La casa degli spiriti (letto da Valentina Carnelutti, 2012) e L’isola sotto il mare (letto da Valentina Carnelutti, 2010). Inoltre Feltrinelli ha pubblicato Per Paula. Lettere dal mondo (1997), che raccoglie le lettere ricevute da Isabel Allende dopo la pubblicazione di PaulaLa vita secondo Isabel di Celia Correas Zapata (2001). Nel 2014 Obama l’ha premiata con la Medaglia presidenziale della libertà.

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