Avevamo lasciato l’onorevole Fini, un mesetto fa, che capeggiava tumultuanti assemblee del suo partito denunciando la prepotenza di Berlusconi, e reclamando libertà dal suo ingombrante protettorato. C’era appena stata la pantomima dei gazebo e dei "dieci milioni di voti", enorme balla di un enorme ballista, e pareva che An, vistasi annessa senza neanche una telefonata, si fosse ricordata di possedere una propria identità e addirittura una propria autonomia di pensiero. Fini, tra le ovazioni dei suoi, mandò a quel paese Berlusconi e indicò per il centrodestra un futuro alternativo con un leader alternativo.
E’ durata lo spazio di un Natale l’ora d’aria di Fini e del suo partito. Il profumo delle elezioni deve avere suscitato nel leader di An lo stesso effetto che l’odore dei croccantini produce nei gatti di casa: la breve passeggiata sui tetti, con il brivido della libertà, si interrompe ai primi richiami del padrone. I proprietari dei gatti sanno bene che, a volte, il micio arriva prima ancora che il cibo sia nella ciotola: basta il rumore della scatoletta a farlo accorrere.

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