Il pittore inglese Banksy disegnò sui muri di Palestina, tra le altre cose, un bellissimo somaro, costretto a mostrare i documenti a un soldato israeliano. Era una evidente (e poetica) allegoria dell’assurdità dei confini, e insieme un omaggio alla sacra pazienza dell’asino. Ma i palestinesi si offesero, dissero che non gradivano apparentamenti tra uomini e bestie, e cancellarono l’asino con brusche secchiate di vernice.
Ora è toccato agli israeliani offendersi, perché un altro giovane artista, un certo T. , ha ritratto Anna Frank con la kefiah. Intendeva unire due popoli, accostarli e confonderli, ma è stato aspramente sgridato. A modo loro, hanno ragione ad offendersi tanto i palestinesi quanto gli israeliani. Le intenzioni dell’arte li sorpassano di qualche secolo, lo sguardo artistico vede e sogna molto più lontano di loro, non ce la faranno mai a raggiungere o anche solo rincorrere l’asino dell’arte che corre via. La grettezza dei nazionalismi, dei razzismi, dell’agonismo religioso non può che odiare la libertà dell’arte. Così gli artisti sono spesso soli. Ma sempre, comunque, fortunati.

Torna alle altre news >>