Urlare "pezzo di merda" in Senato è molto brutto, brutto è l’insulto, la gazzarra, la crisi di nervi, l’assenza di stile, l’umore stradaiolo rovesciato dentro le istituzioni come una secchiata di fanghiglia. Ma niente - non la parolaccia, neanche lo sputo - raggiungeva la perfetta volgarità ottenuta da quel paio di senatori di Alleanza nazionale che, alla caduta del governo Prodi, hanno stappato in aula due bottiglie di spumante. Le immagini li ritraggono mentre urlacchiano tra i getti di spuma, con quell’espressione tra l’ebbro e l’ebete che tutti abbiamo avuto in certi momenti privati, in tavernette o ristoranti molto pop per feste di laurea o di fidanzamento. Ma ci vergogneremmo di averla, quell’espressione, in una sede pubblica, tanto più se questa sede è il Senato della Repubblica. Si sa che il fascismo aveva un’anima burina, anche nel senso più popolare del termine. Rivendicata dagli stuoli della maschia gioventù. Noi però si contava sul fatto che il post-fascismo fosse anche post-burino. Ci siamo sbagliati.

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