Reinhold Messner ha vissuto giorni intensi. È stato molto indaffarato, fra la recente inaugurazione (avvenuta il 9 giugno) della sede centrale del suo progetto museale, a Castel Firmiano, nei pressi di Bolzano, e l'apertura stagionale (martedì scorso) del satellite dedicato alle Dolomiti, al Monte Rite, dove la mostra tematica di quest'anno è incentrata sulle opere dell'artista Luisa Rota Sperti, ispirate dagli scritti di Dino Buzzati, di cui ricorre il centenario della nascita. ‟Dalle Cattedrali della Terra ai Sentieri del Cielo” è il titolo, con riferimento alla morte degli alpinisti.
Ma, nonostante i molti impegni, il ‟re degli 8000” non rinuncia mai al piacere della lettura e proprio in questo periodo ha trovato il tempo per un libro che lo ha affascinato d'acchito: La misura del mondo di Daniel Kehlmann. Il quale fa incontrare a Berlino nel 1828 le personalità, così differenti eppure cosi affini, di Alexander von Humboldt, e Cari Friederich Gauss.
‟Il primo, esploratore,scienziato, l'inventore della geografia moderna - spiega Messner -, capiva il mondo attraverso le emozioni. Gauss, astronomo, matematico e direttore dell'Osservatorio di Gottinga, dove dimostra la curvatura dello spazio, lo interpretava attraverso la matematica. Eppure, dal lavoro di ciascuno uscivano le medesime considerazioni sull'uomo. Kehlmann gioca abilmente sui loro caratteri così diversi e affascina con la descrizione di un ambiente culturale estremamente vivace come la Germania dell'Illuminismo, nei primi decenni dell'Ottocento. Proprio in Germania, questo libro ha avuto un enorme successo: io l'ho letto in tedesco, lo consiglio caldamente nella traduzione appena pubblicata dalla Feltrinelli”.
Che Messner, visto l'entusiasmo per questa opera, si sia parzialmente riconosciuto nei due protagonisti? ‟No, no. Ma che ci siano richiami del loro operato in quello che io faccio, questo sì”, E poiche il motto di Reinhold è: ‟Sono quello che faccio”...

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