La matrice catto-fascista della "lista nera" dei professori ebrei apparsa su Internet appare molto sfocata dalle cronache dei giornali. È un errore, e non è un errore veniale. Si attribuiscono a isolati mattoidi idee che allignano da tempo in slogan, documenti, blog, lettere di minaccia di frange nere che hanno attuato un orrido rimpasto del peggio dell’armamentario reazionario. Mettono insieme la spada dei crociati, l’esaltazione di Lepanto, l’antiabortismo d’assalto, la fede come arma identitaria contro gli impuri e contro il "mondialismo". L’antisemitismo è il perfetto collante di questa robaccia nera, che purtroppo trova omertà politica (e ha trovato anche alleanze elettorali) nella destra "normale", quella che poi si dissocia.
L’antifascismo è lo strumento politico meno di moda degli ultimi due decenni. La sua messa in mora dovrebbe servire, secondo i suoi fautori, a svelenire il clima, a rendere meno ideologico e meno aspro il dibattito storico e politico, a favorire la riconciliazione nazionale. Ma il risultato è che gli antichi e mai dismessi veleni ideologici del fascismo, senza antifascismo, non vengono neanche più individuati a prima vista, come invece avviene in quasi tutti i paesi europei. E sembrano occasionali stramberie anche quando sono una studiata, riconoscibile campagna di odio politico.

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