Valorosi amici molto di sinistra mi fanno notare che il clima meno avvelenato, meno astioso che contrassegna (per adesso) la campagna elettorale, sarebbe la prova generale del "governone" prossimo venturo. Considerato che Veltroni partiva perdente, e solo un mese fa Berlusconi si considerava già a Palazzo Chigi e poi al Quirinale, mi viene da dire, con un machiavello da bar, che perfino un’eventuale grossa o grassa coalizione sarebbe un mezzo miracolo. Ma non è questo il punto. Il punto è che, in sé, l’adozione di toni più civili è un valore e una medicina. Non un sonnifero o un calmante, ma un utile psicofarmaco per un paese nevrastenico ("pigliati 'na pastiglia", dice il poeta). La politica ha colto il fastidio e perfino il disgusto che accoglie le urla, le risse, le volgarità, a fronte di una inconcludenza micidiale: come se le urla servissero a coprire l’impotenza e l’inerzia. Come i fumogeni in eccesso durante certi concerti di pop mediocre. In attesa di dolersi per quanto accadrà dopo (e nessuno può sapere che cosa accadrà), preferisco godermi la sospensione, almeno momentanea, del wrestling verbale che ha ammorbato gli ultimi anni italiani.

Torna alle altre news >>