Magari è solo una pia illusione. Ma forse il secco calo di popolarità di Sarkozy è solo il sintomo di uno scricchiolio ben più vasto, e strutturale: quello della politica dell’immagine. Indipendentemente dalle intenzioni dei due protagonisti, l’orgia mediatica scatenata dall’amore con Carla Bruni ha agito (negativamente) in almeno due sensi: caricare di futilità la figura di un presidente ritrovatosi nel ruolo di una star del cinema, e al tempo stesso inflazionarla, renderla stucchevole e invadente. Lo scintillio dei flash, il cereo e finto mascherone che le telecamere dipingono addosso ai volti, la sensazione (soffocante) che tutto sia show, e che lo show duri 24 ore su 24, sono cose che configgono con il disperato bisogno di sostanza che i cittadini chiedono alla politica. Chiarito che il presidente – con quella moglie – è il meglio fico del bigoncio, non è stato ancora chiarito niente di quanto ci si aspetta da un capo di Stato.
Si spera in un rapido contagio mondiale. Con tanti brillantoni senza sostanza, tanti fotogenici senza idee o con le idee confuse, che si ritrovano improvvisamente spiazzati dalla più banale delle domande: che cosa intendono fare a telecamere spente.

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