Si seguono con una certa apprensione le sorti della Dc di Pizza. Diciamolo con forza: per quanto utile e necessaria sia la mattanza dei partitini, noi ci auguriamo che la Dc di Pizza sopravviva, per garantire alla politica italiana un solido ancoraggio con le gloriose tradizioni del teatro di rivista. Perché va bene cambiare, va bene voltare pagina: ma così come ci strugge, a distanza di due generazioni, rivedere in tivù il Totò di "votantonio", non vorremmo perdere del tutto la memoria del nostro passato povero e solerte, fatto di gente che si arrabattava con poco.
Questo Pizza, nei giorni caotici del dopo Tangentopoli, pare sia riuscito a uscire da Piazza del Gesù con il simbolo dello Scudo Crociato sotto braccio. Non è abbastanza per essere un leader, ma è più che sufficiente per fondare un partito-briciola che racimola i voti di alcuni italiani originali e spiritosi. Si mormora che Pizza sia un nome d’arte, non parendo possibile che l’anagrafe, sua sponte, sia riuscita a creare un nick-name così divertente. Al momento di chiudere questa edizione del giornale, non avevo ancora chiaro se Pizza intenda apparentarsi con Mastella o con Berlusconi. Spero con entrambi.

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