Questo Fabrizio Corona, che gira con la Bentley ma paga il pieno con banconote false e finisce di nuovo in galera, comincia a fare decisamente pena. È come se una macumba o una malattia gli avesse scaricato sulle spalle tutte le croci della nostra epoca, il culto becero dei quattrini, l’ossessione di essere "famosi", la misera vanteria della "roba firmata", e infine, dietro il cinismo ostentato, dietro l’amoralità sbandierata, l’evidente ingenuità di un ragazzotto che non ha la tempra del genio né del ricco, è solo uno che si arrabatta e per giunta si fa pure beccare. Da un benzinaio, mica dal commissario Maigret.
Il tutto è così esagerato, così ridicolmente tipico di certi ambientini e localini milanesi, di certi retrobottega televisivi e giornalistici, da sembrare una recita, non parendo vero che qualcuno possa davvero farsi del male con tanta infallibile baldanza. Corona pare il riassunto vivente di tutti i concorrenti di reality, di tutti i tronisti e gli avventizi da video e da rotocalco, di una intera leva di precari del successo sicuri di essere al mondo solo per raccogliere applausi. Dovrebbe fare rabbia, a pensarci meglio mette solo una grande tristezza.

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