A Milano dilaga l’abitudine di fasciare monumenti e facciate in ristrutturazione con giganteschi cartelloni pubblicitari. (Quando abitavo dalle parti del Parco Sempione la prima cosa che vedevo uscendo di casa era una ciclopica mutanda che copriva un grattacielo). Da quell’ingenuo che sono, ho sempre pensato che i cartelloni dovessero rimanere esposti, come un sipario protettivo, giusto per il tempo dei lavori in corso. Sbagliavo. I cartelloni vengono messi in opera anche con mesi in anticipo, senza dover celare nient’altro che i piccioni e il loro guano. Si è semplicemente trovata una ulteriore, ingegnosa maniera per estendere la già smisurata superficie urbana consacrata alla pubblicità: quando pare di avere raggiunto l’acme, il troppo pieno, il colmo, c’è sempre qualcuno che inventa un ulteriore stadio della bulimia.
Si dice che le pubblicità siano belle, ma non è sempre vero. Arrivando a Porta Romana, per molti mesi, si veniva accolti dall’immagine funerea di tre modelle emaciate che parevano appena espulse dalla famiglia Addams per eccesso di occhiaie. La Porta non è bellissima, diciamo che sta all’Arc de Triomphe come la Torre del Parco sta alla Torre Eiffel. Ma ci piacerebbe tanto rivederla presto.

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