A giudicare dalle fotografie sui giornali, il fondato sospetto è che la presenza femminile nelle liste elettorali sia fortemente condizionata dall’aspetto fisico piacevole. Specialmente a destra, dove il soubrettismo è l’estetica prediletta dal Capo e dunque, disciplinatamente, anche dai sottoposti di ogni ordine e grado. Ma anche a sinistra, dove gioventù e bellezza paiono fare breccia in misura inusuale, come se il casting ne avesse tenuto conto più di quanto accadeva fin qui.
Se questo è vero, non è una bella notizia. Non perché essere belle e giovani sia una colpa: è senza dubbio un merito privato e pure pubblico. Ma perché subordinare all’aspetto fisico la "funzionalità politica" di una donna è quanto di più vecchio, scontato e maschile si possa concepire. Significa inchiodare le donne al loro eterno "dover piacere" (agli uomini), restringere all’appetibilità fisica la qualità del loro valore. Credendo di essere galante (ed essendolo, probabilmente, agli occhi del suo vecchio pubblico, amante di un vecchio repertorio), Berlusconi ripete ogni tanto che le sue candidate pin-un "hanno anche un cervello". E’ uno dei più tristi e paternalistici buffetti che i maschi concedono alle femmine. Sembra Macario con le sue donnine. E le donnine, purtroppo, tacciono o ammiccano felici.

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