La voce di un possibile rinvio delle elezioni causa Pizza rimbalzava ieri pomeriggio nelle redazioni, sui blog, tra gli avventori dei bar, come un tardivo pesce d’aprile. I molti all’oscuro dell’esistenza di Pizza ne erano arciconvinti: ma figuratevi, è sicuramente uno scherzo, volete che davvero esista un leader politico di nome Pizza? I pochi consapevoli della sua effettiva (sebbene incredibile) esistenza erano leggermente più creduli e preoccupati. Gli occhi della politica italiana paiono spesso retrovolti. Guardano soprattutto verso l’interno del corpaccione partitico: come potere escludere, dunque, che perfino la microscopica causa del microscopico Pizza potesse davvero inceppare il meccanismo elettorale?
Più in generale: come poter escludere che i porci comodi di un solo italiano possano nuocere agli interessi e all’agenda della comunità intera? Il culto del proprio ombelico è, qui da noi, quasi religioso. Spesso spacciato per Nobile Causa, o Ragione Vitale per la Nazione, per fortuna genera soltanto, nella maggior parte dei casi, brevi isterie, naufragi in bicchieri d’acqua. Dell’emergenza Pizza si è parlato per una bella fetta di pomeriggio, dalle quattro alle cinque e mezza circa. Verso le sei era già l’ora dell’aperitivo.

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