L’incredibile storia di Roberto Sandalo, prima terrorista rosso, poi terrorista pentito, infine riciclato in "terrorista cristiano" come in un film di Buñuel, ci aiuta a ricordare ciò che spesso, disorientati dal sangue e dal dolore, dimentichiamo: il fanatismo, per nostra fortuna, è sempre e prima di tutto ridicolo, e il fanatico è una figura sommamente ridicola anche quando riesca, sciaguratamente, a seminare morte (Sandalo è un pluriomicida).
La sua paranoia purificatrice (perché questa è l’ossessione del fanatico: la purificazione del mondo) ne fa una caricatura umana a prescindere dagli esiti della sua attività violenta. Se mai acquisissimo la capacità, tra molti, molti secoli, di stabilire una giusta e moderata pena per ogni delitto, i fanatici dovrebbero rimanere esposti per qualche mese alle allegre risate dei mansueti. L’islamista bigotto e accoltellatore, il cristiano energumeno e razzista che sogna la rivincita di Lepanto, il nazista di curva e di borgata, il brigatista, il bombarolo, tutti nel girone dei fanatici, che per soprammercato mai e poi mai sarà il girone dei veri protagonisti del male, dei giganti del noir. Perché il fanatico, come sa bene il cinema comico, è sempre un caratterista, una macchietta. Mai una vera star. Forse proprio per questo – perché non brilla di alcuna vera luce – diventa fanatico.

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