La storia della fantomatica "cordata italiana" che avrebbe dovuto salvare Alitalia, ed è servita solo a disgustare Air France e accelerare l’agonia della nostra compagnia di bandiera, è più ridicola o più ripugnante? È il quesito che spesso, anzi quasi sempre ci tocca affrontare (e vedrete nei prossimi cinque anni….), essendo lo spirito nazionale così pervaso di commedia da occultare pericolosamente la tragedia. Quell’annuncio elettorale di Berlusconi, tutto Patria e Famiglia, con figli e amici che sventolando il tricolore e banconote di grosso taglio sarebbero accorsi a salvare "l’italianità" di Alitalia, era per metà turbativa di mercato (inaudita da parte di un candidato premier), per metà puro Totò e Peppino. Una millanteria da vicolo, con i panni stesi e le donne che si affacciano a strillare "bravo, signo’, dicintecello vuie, ai franciosi, che non teniamo bisogno di loro!". Pellicola in bianco e nero, ovvio.
È che, evidentemente, anche Milano, con tutta la sua burbanza da capitale degli affari e metropoli europea, è napoletana quanto basta per inventarsi battute come questa qui. Che già a sentirla dire, appena pronunciata, odorava di arte di arrangiarsi, e di vecchio cinema divertente. Ma gli elettori di Berlusconi, al cinema, ci vanno mai?

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