L’idea che l’opposizione possa ripartire da un remake della vecchia baruffa D’Alema-Veltroni non è neanche triste. È pazzesca, nel senso letterale del termine. Quel genere di pazzia accecante che ha via via condotto il personale politico a costruirsi un’agenda troppo spesso fatta a misura delle beghe interne, delle vanità personali, di un cursus honorum davvero castale, e davvero avulso da quella realtà sociale che dovrebbe essere la sola materia prima della politica in generale, e della sinistra soprattutto.
Che all’interno del Pd (nato, si disse, per voltare pagina) si raggrumino oppure no nuove correnti, nuovi equilibri di potere, è cosa che, al di fuori dei professionisti coinvolti (poche decine di persone) ha, nel Paese, rilevanza pari a zero. L’elettorato di sinistra non solo se ne infischia, ma percepisce ogni goccia di sudore spesa dai vari leader per i regolamenti di conti interni, come una goccia rubata alla politica e rubata agli elettori. Nel mondo il pane costa troppo per un terzo degli esseri umani. Il divario tra ricchi e poveri aumenta. La speculazione finanziaria corrode i salari, affama e uccide. Il lavoro di chi fa politica è parlare di queste cose. Se non ora, quando?

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