Piovono i sospetti di inciucio (parola odiosa, usata a sproposito ma mai così di moda), di opposizione tiepida, di rinuncia ai princìpi nel nome di un presunto realismo, ottima maschera della pavidità. Capisco, ascolto amici preoccupati e spaesati, temo omissioni, arretramenti, umiliazioni, avverto la mia stanchezza e dunque non posso non attribuirla anche a un’opposizione politica sfiancata e pesantemente sconfitta.
Ma non sarei sincero se non dicessi che un clima meno astioso, in questo paese già isterico di suo, non mi dispiacerebbe. Che le ondate emotive, i radicalismi di pancia, i disgusti estremi, l’indignazione trasformata in posa monumentale e dunque perenne, sono cose delle quali ormai diffido tanto quanto dell’ipocrisia e dello stile fariseo del potere italiano. Sono spiazzato, non riesco a sentirmi partecipe del volonteroso collaborazionismo istituzionale di quelli per cui ho votato, ma neppure mi riconosco nelle ostinate "purezze e durezze" che molti sbandierano come un amuleto da opporre al fato ostile. Praticamente: non avrei nulla da sbandierare, in questo momento, nessun drappo da appendere alle finestre. Aspetto che i nodi (i nostri tremendi nodi di Paese, e soprattutto di Pianeta) vengano al pettine. Quando accadrà spero di avere la finestra bene aperta, anche se orfana di drappi.

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